Il giornalismo sportivo piange la scomparsa di un professionista d’altri tempi. Dai primi passi nelle emittenti romane ai palcoscenici olimpici: la storia di una voce che ha raccontato lo sport con eleganza e competenza.
Il mondo del giornalismo sportivo italiano si è svegliato oggi con una notizia che lascia un vuoto incolmabile. Alessandro Tiberti, volto storico e colonna portante di Rai Sport, si è spento all’età di 61 anni. Una scomparsa arrivata dopo aver combattuto con dignità contro una lunga malattia, un match affrontato con la stessa discrezione e forza che lo avevano contraddistinto durante tutta la sua pluridecennale carriera.
Tiberti non era solo un giornalista; era un testimone attento e appassionato di quella bellezza che risiede negli sport meno celebrati, un narratore che sapeva dare dignità e respiro a ogni disciplina che passava sotto il suo microfono.
Dalle radio capitoline al sogno della TV nazionale
Nato a Roma il 29 maggio 1964, Alessandro Tiberti aveva il giornalismo nel DNA. Il suo percorso inizia lontano dai grandi riflettori nazionali, tra le frequenze delle radio romane, palestra fondamentale per imparare l’arte della sintesi e l’uso sapiente della voce. La sua crescita è stata costante, passando per emittenti che hanno fatto la storia dell’emittenza locale e giovanile come Teleroma 56, Videomusic e Persona Tv.
Diventato giornalista professionista nel 1993, Tiberti ha saputo costruire la sua credibilità mattone dopo mattone, dimostrando una poliedricità rara. Non cercava il clamore, ma la precisione, una caratteristica che lo avrebbe portato presto a varcare la soglia di Saxa Rubra.
Trent’anni di Rai: il basket, il baseball e il racconto olimpico
L’ingresso in Rai segna l’inizio di un legame durato oltre trent’anni. Tiberti è stato, per certi versi, un pioniere del racconto multisportivo. È stato la voce di riferimento per il basket e il baseball, sport che amava profondamente e dei quali sapeva trasmettere non solo la cronaca, ma la cultura e i valori.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto ogni ruolo possibile all’interno della redazione sportiva: da redattore a inviato, fino alla promozione come caporedattore. Il grande pubblico lo ricorda però soprattutto per il suo garbo alla conduzione di programmi storici come Domenica Sprint, dove riusciva a gestire con equilibrio le tensioni dei post-partita, portando sempre la discussione su binari di competenza e rispetto.
Il suo punto più alto è stato senza dubbio il legame con le Olimpiadi e le Paralimpiadi. Tiberti è stato uno dei pochi giornalisti in grado di gestire con maestria gli studi olimpici, maratone televisive di ore dove la sua capacità di analisi e la sua memoria storica diventavano bussole per i telespettatori.
L’impegno per lo sport paralimpico e lo spessore umano
Oltre ai meriti professionali, a Tiberti va riconosciuto il merito di aver dato voce e visibilità costante al movimento Paralimpico. Ha raccontato le gesta degli atleti con la stessa enfasi e lo stesso rigore riservato alle stelle olimpiche, contribuendo a un cambio culturale nel modo di percepire lo sport per persone con disabilità in Italia.
Chi lo ha conosciuto descrive Alessandro come un uomo di grande spessore umano, un collega sempre pronto al confronto e alla crescita collettiva, lontano dalle logiche del protagonismo esasperato.
Il cordoglio di Viale Mazzini
La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione in tutta l’azienda. La Rai ha voluto rendere omaggio alla sua memoria con un comunicato carico di stima e riconoscenza:
“La scomparsa di Alessandro Tiberti, volto e voce di Rai Sport per oltre 30 anni, è per tutta la Rai motivo di profonda tristezza, per la perdita di un giornalista di grandi capacità professionali e spessore umano. Anche per questo la Rai – che si stringe affettuosamente ai suoi familiari in questo momento di dolore – lo vuole ricordare con affetto e riconoscenza, come esempio di giornalismo al quale continuare a fare riferimento”.

