La prima fermata del circo itinerante della Diamond League non ha tradito le attese, trasformando la pedana e la pista cinesi di Keqiao nel teatro di riscontri cronometrici sensazionali, record nazionali frantumati e clamorosi passi falsi da parte dei dominatori assoluti delle scene mondiali. Se l’inverno ci aveva lasciato con la curiosità di capire chi avrebbe dettato le regole della stagione all’aperto, il verdetto della Cina è chiaro: le nuove generazioni avanzano a passo di carica e i “re” non possono più permettersi distrazioni. L’Italia, in questo scenario di stelle planetarie, recita un ruolo da assoluta protagonista grazie a una prestazione destinata a rimanere negli annali.
Il volo di Furlani e il debutto solido di Iapichino
La copertina della spedizione azzurra, e in buona parte dell’intera manifestazione, se la prende di diritto Mattia Furlani. Il saltatore laziale ha timbrato la sua prima, storica vittoria in una tappa di Diamond League sfoderando un secondo tentativo da antologia. Un balzo da 8.43 metri, assecondato da una bava di vento di +0.4 m/s, che non solo gli ha regalato il successo ma ha ritoccato il suo record personale di quattro centimetri. Per l’atletica italiana si tratta di una scossa tellurica: lo storico record nazionale di Andrew Howe (l’8.47 dei Mondiali di Osaka 2007) dista adesso appena quattro centimetri. Furlani ha letteralmente fatto il vuoto dietro di sé, relegando alle piazze d’onore il bulgaro Saraboyukov, fermatosi a 8.07 metri, l’uzbeco Anvarov (8.01) e l’australiano Adcock (8.00).
Nella pedana speculare, quella del salto in lungo femminile, la statunitense Monae’ Nichols ha confermato il pronostico della vigilia imponendosi con una ottima misura di 6.89 metri. Alle sue spalle la colombiana Natalia Linares (6.78) e l’altra americana Alexis Brown (6.75). In questo contesto di altissimo livello ha bagnato il proprio esordio stagionale all’aperto Larissa Iapichino. L’azzurra, reduce dall’argento iridato al coperto, ha chiuso con un confortante quinto posto a quota 6.69 metri, misura agguantata al quinto tentativo. Per la toscana si tratta di un debutto solido, utile a togliere la ruggine e a impostare i carichi di lavoro in vista dei grandi appuntamenti dell’estate.
Duplantis spaventa il cielo, Warholm capitola sui 300 ostacoli
Ogni volta che Armand Duplantis infila i chiodi e impugna l’asta, il mondo si ferma in attesa del miracolo. A Keqiao lo svedese ha archiviato la pratica della vittoria superando senza sforzo i 6.00 metri, migliorando anche il record del meeting (6.12). Saziato l’appetito agonistico, il fuoriclasse ha deciso di tentare l’assalto ravvicinato alla storia, chiedendo di posizionare l’asticella a 6.32 metri, un centimetro sopra il fantascientifico record del mondo da lui siglato lo scorso marzo a Uppsala. I tentativi, tuttavia, non sono stati all’altezza della sua fama, lasciandolo lontano dal bersaglio grosso ma regalando comunque al pubblico la sensazione che il limite sia destinato a spostarsi ancora. Dietro lo svedese volante si sono accomodati l’australiano Marschall (5.80) e il transalpino Collet (5.70).
Se Duplantis ha solo rimandato l’appuntamento con il record, chi ha vissuto una giornata sportivamente drammatica è stato Karsten Warholm. Nella distanza spuria dei 300 ostacoli, il primatista del mondo e leggenda scandinava è stato clamorosamente infilato dal suo eterno rivale, il brasiliano Alison Dos Santos. Il sudamericano ha interpretato la gara in modo impeccabile, costringendo Warholm a un inseguimento forsennato che non si è concretizzato per una manciata di centesimi. Il cronometro ha premiato Dos Santos in 33.01 contro il 33.05 del norvegese, completando il trionfo carioca con il terzo posto di Matheus Lima (33.75).
Schilder nella storia del peso, volate da brivido nei 100 metri
La prestazione tecnica più devastante dell’intero weekend asiatico è arrivata però dal settore lanci, precisamente dal getto del peso femminile. L’olandese Jessica Schilder ha fatto saltare il banco con una spallata mostruosa a 21.09 metri. Una misura che demolisce il record nazionale olandese e cancella la miglior prestazione della storia della Diamond League, superando il 21.03 che la mitica Valerie Adams conservava dal Golden Gala del 2013. Niente da fare per le regine della specialità, la statunitense Jackson (20.46) e la canadese Mitton (20.42), letteralmente annichilite dalla serata di grazia della Schilder.
I 100 metri maschili hanno invece regalato un arrivo al fotofinish che ha sovvertito i favori del pronostico. Con tre atleti capaci di scendere sotto la barriera d’eccellenza dei dieci secondi, la spallata vincente è stata quella del sudafricano Gift Leotlela, capace di fermare l’orologio a 9.97. Stesso identico tempo per lo statunitense Kenneth Bednarek, beffato per millesimi, mentre il keniano Ferdinand Omanyala si è preso il terzo gradino del podio in 9.98. Giornata da dimenticare per il gioiello del Botswana, Letsile Tebogo, sprofondato al settimo posto con un anonimo 10.12.
Mezzofondo stellare: siepi da batticuore e record europei
Il programma del mezzofondo ha offerto uno spettacolo di rara intensità, a partire dai 3000 siepi femminili, dove ben quattro atlete hanno infranto il muro dei nove minuti. La vittoria è andata all’ugandese Peruth Chemutai che, nonostante una brutta incertezza sull’ultimo ostacolo, ha resistito al ritorno feroce della keniana Faith Cherotich, battendola per un solo centesimo (8:51.47 contro 8:51.48) e stampando la miglior prestazione mondiale dell’anno. Terzo posto e record nazionale per la tunisina Bouzayani (8:58.09).
Nei 5000 metri femminili si è respirata aria di record del mondo per lunghi tratti, ma la sfida si è poi trasformata in una contesa tattica risolta allo sprint dalla fuoriclasse keniana Faith Kipyegon (14:24.14), abile a respingere gli assalti delle etiopi Amebaw e Getachew. Etiopia che si è parzialmente rifatta nei 1500 metri grazie al successo in volata di Birke Haylom (3:55.56) sulla connazionale Duguma.
Al maschile, i 3000 metri hanno celebrato la serata perfetta del tedesco Mohamed Abdilaahi, autore di un cambio di passo devastante nell’ultimo giro che lo ha portato a vincere con il nuovo record di Germania in 7:25.77, beffando il keniano Cheruiyot. Da segnalare anche l’ottimo terzo posto dello svedese Andreas Almgren, capace di siglare il primato nazionale in 7:26.48.
I verdetti delle altre discipline
Il rettilineo dei 100 ostacoli ha incoronato la statunitense Masai Russell, autrice di un sontuoso 12.25 che le vale la world lead stagionale davanti alla bahamense Charlton (12.38) e alla primatista del mondo Tobi Amusan (12.41). Nei 110 ostacoli maschili è arrivata invece la mezza delusione del giapponese Muratake, terzo in 13.18 dopo le sbavature tra le barriere; la vittoria è andata all’americano Jamal Britt che ha eguagliato il proprio personale in 13.07.
Nelle gare di velocità pura sul mezzo giro di pista, dominio incontrastato della giamaicana Shericka Jackson nei 200 metri (22.07), capace di infliggere distacchi pesanti a Shaunae Miller-Uibo e Sha’Carri Richardson. Nei 400 metri femminili, il duello sul rettilineo d’arrivo ha premiato la giamaicana Nickisha Pryce (49.75) su Aaliyah Butler. Gli 800 metri maschili, decisamente tattici, hanno esaltato la rimonta dell’irlandese Mark English (1:43.85). Infine, la pedana del lancio del disco maschile ha registrato il comodo assolo dello sloveno Kristjan Ceh, unico capace di sfondare la linea dei settanta metri con una spallata vincente da 70.58 metri.

