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Lo sprinter, argento mondiale nei 100 metri, sconta 45 mesi di stop per doppia violazione: positività al testosterone e irreperibilità ai controlli. Il ritorno in pista è previsto solo per il 2027.

Due anni di silenzio e sparizione dalle competizioni si concludono con una notizia che scuote il mondo dell’atletica leggera: Marvin Bracy-Williams è stato sanzionato con una lunghissima squalifica di 45 mesi dall’Agenzia Antidoping Statunitense (USADA). La sanzione, di fatto, mette un punto interrogativo definitivo sulla carriera di uno dei velocisti più promettenti della sua generazione. L’atleta americano, medaglia d’argento ai Mondiali di Eugene 2022 nei 100 metri, potrà rimettere i piedi sui blocchi di partenza solo a partire dal 5 novembre 2027, quando avrà già compiuto 33 anni.

Il duplice peccato: Testosterone e tre mancati controlli

La punizione comminata a Bracy-Williams è il risultato di una doppia, grave violazione delle normative antidoping, che ha richiesto l’intervento congiunto di USADA, dell’Athletic Integrity Unit (AIU) di World Athletics e persino della Drug Enforcement Administration (DEA) statunitense.

Il primo capo d’accusa risale a un test che ha rivelato la sua positività al testosterone. Inizialmente, lo sprinter ha tentato di ostacolare le indagini, un’aggravante che avrebbe potuto portare a una sanzione ancora più pesante. Tuttavia, la vicenda ha preso una piega inaspettata: Bracy ha successivamente ammesso l’uso di sostanze dopanti e ha deciso di collaborare attivamente con le autorità. Questa collaborazione, che l’USADA definisce “assistenza sostanziale”, ha permesso di far luce su altri casi di doping, garantendogli uno sconto di pena di ben 21 mesi sulla sanzione iniziale prevista per la positività.

Purtroppo per l’atleta classe 1993, a questa violazione se ne è aggiunta un’altra, sanzionata con rigore: l’irreperibilità in occasione di tre diversi controlli nel giro di pochi mesi, tra l’ottobre 2023 e il giugno 2024. Questo comportamento, che costituisce di per sé una grave violazione del sistema whereabouts, gli è costato una sospensione aggiuntiva di 24 mesi. La somma delle due sanzioni (21 mesi di sconto dalla prima violazione + 24 mesi per i mancati controlli) ha portato al totale definitivo di 45 mesi di stop forzato.

L’integrale dell’USADA: il Doping è un sistema criminale

La gravità del caso ha spinto il CEO dell’USADA, Travis T. Tygart, a rilasciare dichiarazioni forti che sottolineano l’importanza della cooperazione tra le agenzie per smantellare i “sistemi di doping organizzati”.

“È fondamentale che chi pratica sport abbia fiducia nelle autorità antidoping, che lo sostengano e agiscano sulla base delle informazioni raccolte per proteggere l’integrità dello sport e i diritti degli atleti puliti, come è stato fatto in questo caso,” ha dichiarato Tygart. “Questo caso è anche un esempio dell’importanza della cooperazione tra organizzazioni che condividono gli stessi principi e le forze dell’ordine quando si tratta di sradicare i sistemi di doping organizzati.”

Il CEO ha anche lasciato intendere che l’indagine non si ferma a Bracy-Williams, suggerendo che le informazioni fornite dal velocista porteranno a risultati significativi che saranno resi noti in futuro: “Questa indagine ha già portato a diversi risultati significativi che saranno resi noti in un secondo momento, mentre l’indagine complessiva continua.”

Carriera a rischio e revisione dei risultati

La squalifica, iniziata formalmente il 5 febbraio 2024, porta con sé anche la revoca dei risultati agonistici ottenuti in un periodo significativo. Come specificato dall’USADA, Bracy-Williams è stato squalificato da qualsiasi risultato agonistico dal 1° giugno 2023, il che implica la perdita di medaglie, punti e premi accumulati in quel lasso di tempo.

Per un atleta che vanta un personale di 9.85 secondi sui 100 metri, la squalifica fino al 2027 rappresenta una battuta d’arresto potenzialmente fatale. Sebbene la data di rientro lo lasci teoricamente in corsa per i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028 (i “Giochi casalinghi”), tre anni di stop alla sua età (33 anni al momento del rientro) sono un ostacolo quasi insormontabile per un velocista che fa della reattività e della potenza esplosiva le sue armi principali. Il mondo dell’atletica perde temporaneamente una delle sue figure più carismatiche, ma ribadisce con forza la sua tolleranza zero verso chi tenta di minare l’integrità dello sport.