Fonte: Instagram: alicemangione https://www.instagram.com/p/DGk4cFQNJOE/

I Campionati del Mondo di atletica non perdonano. Il loro ritmo serrato e il loro calendario incalzante sono una prova di resistenza, una sfida che va oltre la semplice velocità. Per le due atlete italiane, Anna Polinari e Alice Mangione, il primo, cruciale appuntamento sulla pista di Tokyo si è trasformato in un amaro epilogo. Dopo l’impegno massiccio di ieri nella staffetta 4×400 metri mista, le loro gambe si sono presentate al via con una fatica che non sono riuscite a smaltire, mettendo fine al loro sogno di semifinale. La legge dei grandi eventi, spietata e implacabile, ha presentato il suo conto.

Il prezzo del doppio impegno: l’Italia paga l’assalto alla Staffetta

L’impegno nella staffetta mista, un’opportunità di medaglia, ha prosciugato le energie che sarebbero state vitali per il loro obiettivo individuale. Alice Mangione è stata la prima a misurarsi con questa difficile equazione. Partendo con una strategia palesemente conservativa, ha cercato di gestire lo sforzo accumulato, sperando di trovare lo sprint finale per un assalto decisivo. Ma in una gara di quel livello, non c’è spazio per le esitazioni. Il suo tentativo di rimonta è arrivato troppo tardi, e la sua corsa si è chiusa con un tempo di 51.70s, un riscontro lontano dalle sue potenzialità e dalla possibilità di qualificarsi. È la dimostrazione che in una manifestazione di questa portata, ogni scelta ha una sua pesante conseguenza.

Polinari, il sogno a un passo: l’amara legge dei ripescaggi

Il destino, tuttavia, è stato ancora più crudele con Anna Polinari. L’atleta veneta era arrivata a Tokyo con il vento in poppa, forte di un 50.76s che l’aveva consacrata come la seconda italiana di sempre sulla distanza. Eppure, anche per lei la magia non si è compiuta. Con un tempo di 51.55s, ha chiuso la sua batteria al quinto posto, in una posizione apparentemente anonima. Il dramma si è manifestato solo al termine di tutte le heat, quando i cronometri hanno emesso il loro verdetto finale. Il suo tempo, il settimo tra i ripescaggi, non è bastato per rientrare tra le sei atlete che potevano ancora sperare in una semifinale. Un’eliminazione beffarda per una manciata di centesimi, il doloroso promemoria che la linea tra il successo e l’insuccesso è sottilissima.

Il muro implacabile: quando la sfortuna incontra i Mostri Sacri

E mentre le azzurre facevano i conti con la stanchezza e la sfortuna, il mondo della velocità mostrava i muscoli. La bahreinita Salwa Eid Naser ha impresso il sigillo del suo dominio con un sensazionale 49.13s, seguita a ruota dal talento cristallino di Sydney McLaughlin-Levrone, che ha corso in 49.41s. Le due stelle hanno dimostrato come il giro della morte, quando corso ai massimi livelli, sia una sinfonia di potenza e precisione. Per Polinari e Mangione, l’esperienza di Tokyo si conclude qui, ma la lezione imparata su questa pista, dove il talento non basta se non è accompagnato da una condizione fisica perfetta, sarà il loro tesoro più prezioso in vista dei prossimi appuntamenti.