C’era grande attesa per il rientro in campo di Jannik Sinner dopo la cocente, ma comunque formativa, sconfitta nella finale degli US Open contro Carlos Alcaraz. E l’altoatesino non ha deluso, anzi. Sul cemento dell’ATP 500 di Pechino, Sinner ha inviato un messaggio forte e chiaro all’intero circuito: la caccia alla vetta del ranking mondiale è aperta. Il numero due del mondo ha surclassato il veterano e campione Slam Marin Cilic, imponendosi con un doppio 6-2 in appena un’ora e ventuno minuti di gioco. Una prestazione di una lucidità disarmante, che segna l’inizio ideale di un finale di stagione dove l’obiettivo dichiarato non è solo il ritorno sul trono ATP, ma anche il titolo alle ATP Finals di Torino.
Un messaggio di intenti: Cilic spazzato via
Il 6-2 6-2 contro un avversario del calibro e della storia di Cilic non è solo una vittoria, è una dichiarazione di intenti. Sinner ha mostrato una solidità impressionante, azzerando qualsiasi ipotesi di hangover post-Finale Major. L’incontro è stato gestito con la precisione di un metronomo, mai una vera flessione, mai un’incertezza. Cilic, nonostante la sua esperienza e la capacità di incidere con il servizio, è apparso impotente di fronte alla velocità e alla profondità dei colpi dell’azzurro.
Sinner è tornato in campo con un’efficienza spaventosa, trasformando il proprio turno di battuta in una fortezza e aggredendo sistematicamente la seconda di servizio del croato. L’incontro è stato deciso dalla qualità delle risposte di Jannik e dalla sua implacabile pressione da fondo campo, che hanno impedito a Cilic di trovare la giusta leva per risalire.
La metronomia del servizio: statistiche da Numero Uno
Il vero dato che certifica il livello raggiunto da Sinner è la sua prestazione al servizio. L’altoatesino ha concesso a Cilic un’unica, solitaria, palla break nell’intero incontro. Si è trattato di un momento di potenziale tensione, arrivato nell’ottavo e ultimo game del match, ma Sinner ha annullato la minaccia con la freddezza chirurgica di un vero campione, piazzando un ace centrale impeccabile.
I numeri parlano chiaro: 75% di punti vinti con la prima di servizio e un solidissimo 64% con la seconda. Con tre ace all’attivo e, dato cruciale per la sua forma, zero doppi falli commessi, Sinner ha servito come un muro insormontabile. La sua capacità di variare lo slice e la potenza, senza mai sacrificare la precisione, è stata la vera condanna per Cilic, incapace di trovare la chiave per incidere in risposta.
Esecuzione tattica perfetta: i break decisivi
Il primo set ha offerto il canovaccio di tutto l’incontro. Subito in apertura, Sinner ha dovuto fronteggiare un timido tentativo di Cilic di strappargli il servizio, una palla break che l’azzurro è riuscito ad annullare. Ma l’opportunità per Sinner è arrivata inesorabile nel quinto game. Qui, Jannik si è portato sullo 0-40; Cilic ha annullato le prime due, ma sulla terza Sinner ha piazzato una risposta aggressiva di rovescio che ha costretto Cilic all’errore, ottenendo il primo break. Da lì, il parziale si è trasformato in un assolo: Sinner ha vinto gli otto punti successivi, strappando nuovamente il servizio a Cilic e chiudendo il set sul 6-2.
Il secondo set è iniziato senza storia. Sinner ha tolto il servizio al croato a zero già nel terzo game, mettendo la partita in cassaforte. Non sazio, nel quinto game è arrivato l’ennesimo break, frutto di un dritto difensivo che è atterrato proprio sulla riga, una giocata che testimonia l’elevatissima fiducia del momento. Da lì in poi, la strada è stata in discesa, culminata con l’annullamento di quell’unica palla break concessa e il sigillo finale sul 6-2.
Prossima sfida: il fantasma di Cincinnati torna con Atmane
La vittoria di Sinner ha garantito il suo posto nel secondo turno, dove si troverà di fronte il francese Terence Atmane. Il transalpino ha guadagnato la rivincita battendo l’idolo di casa Zhang Zhizhen per 6-4 6-2.
Per Sinner, questo incontro è ben più di un semplice secondo turno: è la replica della semifinale del Masters 1000 di Cincinnati, dove Atmane era arrivato a sorpresa. Sebbene Jannik avesse avuto la meglio, l’azzurro non può permettersi distrazioni. Contro un giocatore in fiducia come Atmane, dovrà replicare la stessa metronomia e la stessa ferocia agonistica mostrata contro Cilic per proseguire il suo cammino verso i titoli e la vetta del ranking.

