Fonte: Instagram: saqueace https://www.instagram.com/p/DTrWmdWjilm/

Il ritorno di Daniil Medvedev sul cemento della Margaret Court Arena non è stato una sfilata, ma piuttosto una di quelle partite a scacchi nervose che il moscovita ama e odia allo stesso tempo. Il numero 12 del ranking ATP ha timbrato il pass per il secondo turno degli Australian Open 2026 superando l’olandese Jesper de Jong (n. 73) con il punteggio di 7-5 6-2 7-6(2). Un successo in tre set che, seppur rotondo nel punteggio, nasconde le ruggini di un giocatore ancora alla ricerca della condizione perfetta.

Montagne russe nel primo set: Daniil fa e disfa

Chi si aspettava un Medvedev in versione “muro” è rimasto deluso nei primi scambi. Il russo ha iniziato con aggressività, trovando profondità e strappando subito il servizio all’avversario, ma la continuità è rimasta negli spogliatoi. De Jong, giocatore solido e privo di timori reverenziali, ha approfittato dei passaggi a vuoto del moscovita per rientrare nel quarto game e mettere pressione all’ex numero uno del mondo.

L’inerzia del set è stata un costante gioco di specchi. Medvedev ha piazzato la zampata nel settimo gioco, salvo poi smarrirsi clamorosamente quando è stato chiamato a servire per il parziale sul 5-4. In quel momento, la tensione e qualche errore gratuito di troppo hanno permesso a de Jong di arrampicarsi sul 5-5. La reazione del campione, però, è arrivata puntuale: un nuovo strappo in risposta e una chiusura autoritaria per il 7-5 che ha scacciato i fantasmi di un inizio in salita.

Il parziale della sicurezza: quando il russo alza il muro

Il secondo set è stato l’unico momento del match in cui si è vista la vera differenza di cilindrata tra i due contendenti. Medvedev ha alzato il livello della battuta e, soprattutto, ha ridotto il numero di sbavature da fondo campo. Il doppio break iniziale è stato una sentenza: un 4-0 fulmineo che ha tolto ossigeno alle speranze dell’olandese.

Nonostante tre palle break concesse (e annullate con la solita freddezza), Daniil ha gestito i ritmi a proprio piacimento. Il 6-2 finale è stata la logica conseguenza di una frazione in cui de Jong non ha mai trovato le contromisure alla ragnatela di scambi prolungati tessuta dal russo.

Il brivido finale: un terzo set vietato ai deboli di cuore

Quando il match sembrava ormai indirizzato verso una conclusione rapida, è riemerso il lato “umano” e talvolta autolesionista di Medvedev. Dopo aver sprecato quattro palle break in apertura, il moscovita è comunque riuscito a portarsi avanti, arrivando a servire per il match sul 5-4. Qui, la luce si è spenta di nuovo.

Incertezze tattiche e una seconda palla troppo tenera hanno permesso a de Jong di trovare il contro-break del 5-5. Non è finita: Medvedev ha reagito con un nuovo break, ma ha fallito per la seconda volta consecutiva l’occasione di chiudere al servizio. Trascinato al tie-break, il russo ha finalmente ritrovato la concentrazione dei giorni migliori. Un parziale netto di 7-2 ha posto fine alle ostilità dopo quasi tre ore di battaglia ravvicinata.

Analisi statistica: tra vincenti insoliti e seconde fragili

I numeri finali descrivono una prestazione atipica per i canoni medvedeviani. Se i 9 ace e il 76% di punti con la prima sono dati confortanti, il 36% di realizzazione con la seconda è un segnale d’allarme che non passerà inosservato al prossimo avversario, il francese Quentin Halys.

Sorprende soprattutto il bilancio dei colpi: 47 vincenti a fronte di 36 errori gratuiti. Per un giocatore che ha costruito la sua carriera sull’errore altrui, commettere così tanti non forzati è indice di un adattamento ancora parziale alle condizioni di Melbourne Park. Medvedev vince, diverte con le sue solite lamentele tattiche, ma sa che per arrivare in fondo al tabellone dovrà ripulire il suo tennis da queste pericolose amnesie.

TABELLINO E STATISTICHE CHIAVE

DatoDaniil MedvedevJesper de Jong
Risultato Finale7-5, 6-2, 7-6(2)
Ace / Doppi Falli9 / 53 / 4
Vincenti / Errori Non Forzati47 / 3622 / 41
Punti vinti con la 2ª36%44%
Durata totale2h 55m