SAN CRISTÓBAL DE LA LAGUNA (SPAGNA) – Il basket, a volte, sa essere uno sport di una crudeltà inaudita. Lo sa bene la Trieste Pallacanestro, che esce dalla Santiago Martin Arena con il cuore spezzato e una valigia piena di rimpianti. Nel secondo appuntamento del Round of 16 della Basketball Champions League, i giuliani accarezzano per trenta minuti l’impresa della stagione, scappano fino al +16, ma subiscono nel quarto periodo il prepotente ritorno del La Laguna Tenerife, cedendo nel finale per 84-82.
Una sconfitta che brucia non solo per come è maturata, ma per il peso specifico che assume in ottica playoff: vincere in terra spagnola avrebbe spalancato le porte della fase finale, ora invece la strada si fa terribilmente impervia.
Il blitz giuliano: un secondo quarto da incorniciare
L’avvio di gara era stato un classico studio tattico tra due formazioni di alto livello. Tenerife aveva provato a imporre il ritmo casalingo, toccando il +5, ma Trieste era rimasta in scia grazie alla concretezza di Candussi e Markel Brown, chiudendo la prima frazione sotto di sole tre lunghezze (23-20).
È nel secondo quarto, però, che la squadra di coach Jamion Christian ha cambiato letteralmente marcia. Con una difesa asfissiante e una fluidità offensiva invidiabile, i friulani hanno piazzato un parziale devastante. Le triple di Jarrod Uthoff e Juan Toscano-Anderson hanno squarciato la zona spagnola, portando Trieste prima sul +6 e poi in doppia cifra di vantaggio. Il sigillo di Brooks dall’arco ha mandato le squadre negli spogliatoi sul 38-51, un punteggio che sembrava preludere a una serata di gloria per i colori biancorossi.
Il massimo vantaggio e l’ombra del ritorno spagnolo
Al rientro dagli spogliatoi, Trieste ha dato l’impressione di poter gestire il match con la maturità delle grandi squadre. Rispondendo colpo su colpo alle folate dei padroni di casa, i giuliani hanno trovato con Toscano-Anderson il canestro del massimo vantaggio: +16.
Tuttavia, l’esperienza internazionale del Tenerife è emersa proprio nel momento del bisogno. Gli spagnoli, trascinati dal calore del proprio pubblico, non sono crollati sotto i colpi di Trieste, riuscendo a rosicchiare punti preziosi nel finale del terzo quarto (60-70). Un segnale che il match era tutt’altro che chiuso, nonostante la solidità mostrata dai ragazzi di Christian fino a quel momento.
Il crollo finale: la legge di Shermadini e Huertas
L’ultimo quarto è diventato un’arena da gladiatori. Trieste ha provato a resistere con Brooks e Brown, ma l’inerzia era ormai cambiata. La vecchia guardia del Tenerife è salita in cattedra: il gigante Giorgi Shermadini ha dominato l’area, mentre l’eterno Marcelinho Huertas ha iniziato a tessere la tela della rimonta.
Il sorpasso è arrivato a 2’40” dalla sirena con una tripla di Bruno Fitipaldo (top scorer a quota 17), seguita dalle bordate di un letale Aaron Doornekamp che hanno spezzato le gambe alla difesa triestina. Nel finale convulso, Colbey Ross e Uthoff hanno riportato Trieste a un solo punto di distacco (-1 a 47 secondi dalla fine). L’ultimo pallone del possibile sorpasso è finito nelle mani di Markel Brown, ma la sua conclusione si è infranta sul ferro, sancendo il successo spagnolo per 84-82.
Analisi e Tabellini: i numeri di una beffa
Non sono bastati a Trieste i 15 punti di Brown, i 14 di un ottimo Toscano-Anderson e i 13 di Uthoff. La squadra ha pagato a caro prezzo i cali di tensione nell’ultimo parziale (24-12 il parziale degli ultimi 10 minuti), soccombendo sotto i colpi di una squadra abituata a giocare questi finali di partita.
| Giocatore (Trieste) | Punti | Nota |
| Markel Brown | 15 | Leader offensivo, ma pesa l’errore finale. |
| Toscano-Anderson | 14 | Grande impatto fisico e tiro da fuori. |
| Jarrod Uthoff | 13 | Cecchino nel primo tempo, calato alla distanza. |
| Brooks / Ross | Solidi | Hanno provato a riaprirla nel finale. |
La Basketball Champions League non concede pause: Trieste dovrà ora resettare immediatamente la delusione e prepararsi alla prossima sfida, consapevole che il margine d’errore si è ridotto a zero.

