Il britannico vince per KO alla sesta ripresa in un match multimilionario che spacca in due l’opinione pubblica. Tra i richiami durissimi dell’arbitro e i sospetti di un incontro “allungato”, AJ si riprende la scena, ma la boxe ne esce ammaccata.
Miami non dorme, ma questa volta il pugilato si interroga sul suo futuro. Il verdetto del ring, alla fine, ha rispettato la logica brutale dei guantoni: Anthony Joshua, l’uomo che ha dominato la categoria dei pesi massimi, ha spento le velleità di Jake Paul, lo youtuber diventato boxeur, con un KO tonante al sesto round. Tuttavia, dietro le luci della Florida e una borsa che ha superato i 100 milioni di dollari, restano le ombre di un evento che ha camminato sul filo sottile tra sport e intrattenimento circense.
Lo schiaffo dell’arbitro: “I tifosi non pagano per questa m**”**
L’immagine simbolo della serata non è il montante decisivo, ma il volto infuriato dell’arbitro Christopher Young. All’inizio della quarta ripresa, il direttore di gara ha sospeso il match per qualche istante, non per un colpo basso, ma per l’inerzia imbarazzante dei due contendenti.
I microfoni a bordo ring hanno catturato un rimprovero che resterà nella storia: “I tifosi non pagano per vedere questa merda”. Un’uscita durissima, figlia di tre round in cui Jake Paul ha cercato esclusivamente la sopravvivenza — aggrappandosi platealmente alle gambe dell’avversario e ricorrendo a clinch quasi grotteschi — e Anthony Joshua è parso un “gigante buono” fin troppo accomodante, quasi restio ad affondare il colpo del KO su un avversario palesemente fuori categoria.
La cronaca: Joshua “arrugginito” o calcolatore?
AJ tornava sul ring dopo oltre un anno di inattività, portandosi dietro le scorie della pesante sconfitta subita contro Daniel Dubois nel settembre 2024. Questa ruggine si è vista tutta nelle prime tre riprese. Joshua ha boxato col freno a mano tirato, permettendo a Paul di girare intorno al ring e di evitare lo scontro diretto.
In molti hanno sollevato il sospetto che il britannico abbia voluto prolungare lo spettacolo per soddisfare le esigenze televisive e degli sponsor. Più di una volta, con Paul chiuso all’angolo e con le difese abbassate, Joshua ha preferito fare un passo indietro invece di chiudere i giochi. La musica è cambiata solo dal quinto round: Joshua ha alzato il ritmo, mandando Paul al tappeto due volte. Nella sesta frazione, finalmente, è arrivata la combinazione risolutiva: un destro al volto violentissimo che ha spento le luci allo statunitense, ponendo fine a un match che stava diventando un caso diplomatico.
Borse d’oro e un futuro chiamato Tyson Fury
Nonostante la sconfitta e una presunta frattura alla mascella dichiarata nel post-match, Jake Paul esce da Miami con il portafoglio gonfio e la consapevolezza di aver trasformato la boxe in una macchina da soldi senza precedenti. Ma per Anthony Joshua la posta in gioco era diversa: una sconfitta, o una prestazione ancora più opaca, avrebbe cancellato definitivamente il sogno di un’ultima, grande sfida contro Tyson Fury.
Joshua ha vinto, ha incassato una cifra astronomica, ma ha anche incassato critiche feroci sulla sua attuale competitività. Se l’obiettivo era ripulire l’immagine dopo il KO con Dubois, la missione è riuscita solo a metà. Il mondo del pugilato tradizionale mastica amaro, mentre il “business dello spettacolo” celebra l’ennesimo successo di incassi.
Il verdetto oltre il tabellino
Resta il dubbio: abbiamo assistito a un vero incontro di boxe o a una sceneggiatura scritta a tavolino? Jake Paul rivendica la propria legittimità parlando di infortunio, Joshua archivia la pratica con la freddezza di chi ha fatto il proprio dovere, ma senza l’entusiasmo dei giorni migliori. Miami chiude i battenti su un match che ha confermato una cosa sola: quando ci sono in palio 100 milioni di dollari, il confine tra il ring e il set cinematografico diventa quasi invisibile.

