Fonte: Instagram: floydmayweather https://www.instagram.com/p/DOLrXwYEX3u/

La “Bibbia del pugilato” ha emesso il suo verdetto definitivo sul primo quarto di secolo. “Money” precede Pacquiao e Crawford in una classifica che riscrive la leggenda del ring tra il 2000 e il 2025.

Il dibattito che ha diviso palestre e salotti sportivi per venticinque anni ha finalmente una risposta ufficiale, almeno per l’autorità più prestigiosa del settore. The Ring Magazine, la storica rivista americana considerata universalmente la “Bibbia del Pugilato”, ha incoronato Floyd Mayweather Jr. come il miglior pugile del XXI secolo (periodo 2000-2025). Un riconoscimento che non premia solo il talento cristallino, ma la perfezione statistica e la capacità di trasformare il pugilato in un impero finanziario senza precedenti.

L’Immortale Mayweather: 50 sfumature di gloria

La scelta di piazzare lo statunitense sul gradino più alto del podio poggia su basi numeriche difficilmente contestabili. Con un record immacolato di 50 vittorie e 0 sconfitte, “Money” ha dominato cinque diverse categorie di peso, passando dai superpiuma ai superwelter con una naturalezza disarmante.

Mayweather non è stato solo un atleta, ma un computer prestato alla nobile arte: la sua difesa impenetrabile e il suo tempismo lo hanno portato a disputare ben 29 incontri con il titolo mondiale in palio. Il suo capolavoro, non solo sportivo ma mediatico, resta il “Match del Secolo” contro Manny Pacquiao, l’evento che ha polverizzato ogni record di incasso nella storia dello sport mondiale.

Pacquiao e Crawford: i giganti all’inseguimento

Al secondo posto non poteva che esserci lui, l’eterno rivale: Manny Pacquiao. Il filippino, unico uomo sulla terra capace di conquistare titoli mondiali in otto categorie di peso, ha sfidato le leggi del tempo combattendo fino alla soglia dei 47 anni. Nonostante la controversa sconfitta dello scorso luglio contro Mario Barrios per il mondiale WBC, “Pac Man” resta l’icona più pura del pugilato offensivo e d’attacco.

La medaglia di bronzo va a Terence Crawford. L’americano, capace di unificare le cinture in due diverse categorie di peso, ha chiuso la sua carriera in bellezza superando Canelo Alvarez tra i supermedi, sigillando un percorso che lo ha visto campione in cinque divisioni e tra i tecnici più sopraffini mai apparsi sul quadrato.

Lo “snodo” Usyk: un podio mancato che fa discutere

Destina a far discutere è la quarta posizione di Oleksandr Usyk. L’ucraino è l’uomo dei miracoli: è stato campione indiscusso sia nei pesi massimi leggeri che nella categoria regina, i pesi massimi. Nonostante detenga attualmente tre cinture dei massimi e abbia sconfitto colossi del calibro di Tyson Fury e Anthony Joshua, la giuria di The Ring lo ha tenuto fuori dai primi tre, preferendogli la continuità e la longevità commerciale degli altri mostri sacri.

Subito dietro, la classifica celebra il fenomeno giapponese Naoya “Monster” Inoue, capace di terrorizzare le categorie più leggere con una potenza d’urto sovrumana, e il leggendario Roman Gonzalez, re dei pesi piccoli.

IL NIRVANA DEI CAMPIONI: LA TOP 10 DI THE RING (2000-2025)

PosizioneAtletaNazionalitàCategorie di peso vinte
Floyd MayweatherUSA5 categorie (dai Superpiuma ai Superwelter)
Manny PacquiaoFilippine8 categorie (dai Mosca ai Superwelter)
Terence CrawfordUSA5 categorie (dai Leggeri ai Supermedi)
Oleksandr UsykUcrainaMassimi leggeri e Massimi (Indiscusso)
Naoya InoueGiappone4 categorie (dai Mini-mosca ai Supergallo)
Roman GonzalezNicaragua4 categorie (dai Paglia ai Superpiuma)
Bernard HopkinsUSAMedi e Mediomassimi
Vasyl LomachenkoUcraina3 categorie (Piuma, Superpiuma, Leggeri)
Andre WardUSASupermedi e Mediomassimi
10°Saul “Canelo” AlvarezMessico4 categorie (dai Superwelter ai Mediomassimi)

Il crepuscolo degli dei: Hopkins e Canelo chiudono il cerchio

La parte bassa della top 10 è un concentrato di storia. Bernard Hopkins viene premiato per la sua incredibile longevità (campione del mondo a quasi 50 anni), mentre Andre Ward resta l’unico insieme a Mayweather ad essersi ritirato da imbattuto tra i grandi nomi in lista. Chiude il messicano Canelo Alvarez, volto globale della boxe negli ultimi dieci anni, che paga forse il recente declino e la sconfitta contro Crawford, ma resta il simbolo di un’intera nazione.

Questo verdetto chiude il primo quarto del secolo. Le nuove generazioni hanno ora quindici anni per scalzare Mayweather dal trono, ma l’eredità di “Money” appare, oggi, più solida che mai.