Il sipario cala sul grande ciclismo nordamericano con l’atto finale più atteso: il Grand Prix Cycliste de Montréal 2025. A un anno dalla sua trionfale vittoria, Tadej Pogacar torna sul circuito che lo ha consacrato, ma questa volta con una missione diversa. Dopo una prova sottotono che non ha soddisfatto i suoi standard, lo sloveno è a caccia di una rivincita, un atto di forza per ribadire la sua superiorità. La quattordicesima edizione di questa classica moderna non sarà una semplice corsa, ma un vero e proprio banco di prova per i nervi, un duello che si combatterà a colpi di attacchi e resilienza su un tracciato spietato.
Un anello implacabile: il percorso che fa la differenza
Il cuore pulsante del GP Montréal è il suo circuito di 12,3 chilometri, un’arena urbana da ripetere per ben diciassette volte. Non è la lunghezza delle salite a renderle micidiali, ma la loro implacabile ripetizione che, giro dopo giro, trasforma le gambe dei ciclisti in cemento. I corridori si troveranno ad affrontare per 17 volte la Côte Camillien-Houde, una vera e propria rampa di lancio per gli scalatori, seguita dalla ripida Côte de Polytechnique e dallo strappo di Pagnuelo, che non concede un attimo di respiro. Il dislivello complessivo di 4500 metri è la prova del nove della sua difficoltà, una caratteristica che lo avvicina più a una tappa di montagna che a una classica di un giorno. È un percorso dove la strategia conta quanto la forza fisica, e dove solo chi sa dosare le energie e attaccare al momento giusto può sperare di alzare le braccia al cielo.
Pogacar e la corsa alla redenzione
Tutti gli occhi sono puntati su Tadej Pogacar. Il campione sloveno, reduce da una gara in Quebec in cui non ha brillato, non ha nascosto la sua voglia di riscatto. Per lui, la vittoria non è solo un trofeo in più, ma un modo per cancellare una performance insolitamente opaca. Sarà l’uomo da battere, e tutti i rivali tenteranno di approfittare del suo momento di incertezza. Il primo della lista è Julian Alaphilippe, che arriva forte di una prestigiosa vittoria e in una forma che ricorda i suoi giorni migliori. Il loro sarà il duello più affascinante, ma non l’unico.
Sul circuito canadese ci saranno altri atleti pronti a giocarsi le loro carte. Mattias Skjelmose, sempre aggressivo e in crescita, potrebbe tentare l’attacco decisivo sulle salite. Attenzione anche a Florian Lipowitz, Oscar Onley e Tiesj Benoot, tutti corridori che sanno come si vince una gara di questo tipo e che non si tireranno indietro.
Le speranze italiane e la strategia della gara
L’Italia si affida alle ottime condizioni di Alberto Bettiol, splendido terzo nella gara di venerdì e desideroso di salire sul gradino più alto del podio. Con lui, gli occhi saranno puntati anche su Simone Velasco e sul giovane Luca Vergallito, che potrebbero essere gli outsider perfetti in una gara dove la freschezza delle gambe può fare la differenza. L’arrivo in leggera salita premierà il corridore più esplosivo e che saprà gestire al meglio lo sforzo accumulato. La battaglia finale è pronta a cominciare.

