La pista del Principato si conferma terra di primati storici e prestazioni mondiali, mentre la pattuglia italiana ritrova i suoi alfieri più attesi
La grande atletica internazionale ha celebrato una delle sue serate più gloriose sulla pista del Principato di Montecarlo. Il Meeting Herculis, decimo appuntamento stagionale della Diamond League, ha regalato al pubblico presente sulle tribune uno spettacolo di livello tecnico planetario, caratterizzato dal crollo di barriere storiche, primati continentali riscritti e sfide accese in ogni disciplina. La serata monegasca ha vissuto momenti di autentica estasi agonistica, confermando la pedana e l’anello del Principato come uno dei palcoscenici più veloci e performanti del pianeta. Tra i protagonisti assoluti spiccano le imprese nello sprint, i voli millimetrici nei salti e una serie di prestazioni cronometriche che ridisegnano le gerarchie di questo anno agonistico.
Per i colori italiani la riunione in terra straniera rappresentava un crocevia fondamentale della stagione, segnato soprattutto dai tanto attesi rientri in pedana di due delle stelle più luminose dell’intera delegazione tricolore. Pur senza acuti da podio, le risposte giunte dai saltatori azzurri offrono indicazioni importanti per il proseguimento dell’attività, in una serata in cui la concorrenza internazionale ha spinto sull’acceleratore fin dalle primissime battute.
Le imprese leggendarie del mezzofondo: crolla un record storico dopo tre decenni
La copertina della manifestazione spetta di diritto a una prestazione destinata a rimanere scolpita nella storia della regina degli sport. Nella prova dei 1000 metri maschili, una distanza spuria che non appartiene ai programmi delle grandi rassegne a cinque cerchi ma conserva un fascino intatto nei grandi meeting estivi, il keniano Emmanuel Wanyonyi ha compiuto un autentico capolavoro. Il campione olimpico degli ottocento metri ha fermato i cronometri sul tempo fantascientifico di 2:11.83, andando a ritoccare di ben tredici centesimi il precedente primato del mondo che apparteneva al connazionale Noah Ngeny e resisteva dall’ormai lontano settembre del millenovecentonovantanove.
Una barriera che sembrava insuperabile è crollata sotto la spinta di una progressione finale travolgente, che ha trascinato anche il britannico Jake Wightman a un eccezionale 2:12.77, crono che lo consacra come il terzo specialista europeo di sempre sulla distanza.
Nel mezzofondo prolungato al femminile si è invece registrato un coraggioso tentativo di abbattimento del mitico primato globale dei 3000 metri femminili stabilito dalla cinese Junxia Wang nel secolo scorso. La keniana Agnes Jebet Ngetich ha impostato un ritmo infernale fin dalle prime battute, ma la mancanza di un supporto adeguato nella seconda metà di gara l’ha costretta a navigare in solitaria. Il suo tempo finale di 8:08.95 rappresenta comunque la terza prestazione mondiale di ogni epoca, un dato che certifica il valore di un’atleta capace di rifilare distacchi siderali alla concorrenza etiope guidata da Aleshign Baweke.
Lo sprint e gli ostacoli: frecce caraibiche e barriere aggredite ad andature pazzesche
Il rettilineo dei cento metri maschili ha dovuto fare a meno all’ultimo istante della presenza del velocista italiano Marcell Jacobs, costretto a rinunciare alla sfida a scopo precauzionale a causa di un leggero risentimento muscolare avvertito durante le fasi di riscaldamento. In sua assenza, la scena è stata interamente occupata dal giamaicano Oblique Seville. Il campione del mondo in carica ha mostrato una fase di avvio non brillantissima nei primi cinquanta metri di gara, per poi scatenare una fase di transizione e una progressione finale devastanti. Il caraibico ha tagliato il traguardo in un eccellente 9.88, assecondato da una bava di vento favorevole di due decimi di metro al secondo. Alle sue spalle si sono arresi l’americano Jordan Anthony e il camerunense Emmanuel Eseme, mentre il campione olimpico del mezzo giro di pista, Letsile Tebogo, non è andato oltre la quinta piazza in 10.04.
Sulla distanza doppia dei 200 metri femminili, la pista ha tremato di fronte alla spaventosa esibizione di Julien Alfred. L’atleta caraibica ha pennellato una curva magistrale per poi fare il vuoto sul rettilineo d’arrivo, fermando le lancette su un clamoroso 20.51, riscontro cronometrico che la proietta al terzo posto nella graduatoria mondiale di tutti i tempi per la specialità.
Non da meno sono stati i quattrocento metri maschili, dove il botswano Busang Collen Kebinatshipi ha regalato una prova di rara potenza distribuendo lo sforzo in modo regale: il suo 43.44 finale rappresenta il nuovo primato personale e si inserisce a pochissimi centesimi dalla miglior prestazione mondiale stagionale, lasciando a debita distanza gli specialisti statunitensi Patterson e Benjamin. Il giro della morte al femminile ha invece incoronato la dominicana Marileidy Paulino, autrice di un superbo 48.67 che cancella il vecchio record della manifestazione monegasca.
Nelle corse a barriere, infine, la statunitense Masai Russell ha confermato il suo momento di grazia nei 100 ostacoli, dominando la concorrenza con un eccezionale 12.20 nonostante un fastidioso vento contrario di quattro decimi di metro al secondo.
Il ritorno degli azzurri: Tamberi e Furlani riassaporano il clima agonistico
Le pedane dei salti erano gli osservati speciali per lo staff tecnico della nazionale italiana. Nel salto in alto maschile si registrava il ritorno alle competizioni di Gianmarco Tamberi, assente dalle gare da ben duecentonovantanove giorni. Il campione olimpico di Tokyo ha condiviso lo stesso identico percorso del giovane connazionale Matteo Sioli, reduce dai trionfi di Roma e Doha. Entrambi gli atleti tricolori hanno superato la misura di 2.16 al primo tentativo, hanno avuto bisogno di due prove per valicare i 2.20 e hanno graffiato la quota di 2.23 alla terza e ultima opportunità a disposizione. I tre successivi errori alla misura di 2.26 hanno decretato per entrambi la sesta posizione finale a pari merito. La vittoria è andata all’ucraino Oleh Doroshchuk, unico capace di inerpicarsi fino a .2.32 al primo assalto.
Nel salto in lungo maschile si consumava invece il rientro di Mattia Furlani, fermo ai box dal ventitre maggio scorso a causa dell’infortunio patito nella tappa cinese di Xiamen. Il giovanissimo talento azzurro ha rotto il ghiaccio in modo incoraggiante, piazzando un balzo da 8.01 metri al primo tentativo con vento regolare. Dopo un successivo salto a 7.91 e due nulli, l’atleta ha preferito non forzare i saltelli conclusivi abbandonando la pedana in via precauzionale e chiudendo in ottava piazza assoluta.
La gara del lungo ha vissuto momenti di onnipotenza atletica per merito del greco Miltiadis Tentoglou: il fuoriclasse ellenico ha piazzato la zampata decisiva all’ultimo tentativo a disposizione, volando a un fantascientifico 8.61 metri che vale la nuova miglior prestazione mondiale dell’anno.
I voli dell’asta e i lanci: Duplantis sfiora il cielo, Kennedy e Yan impressionano
Le sfide nei concorsi hanno regalato altre perle di rara bellezza. Nel salto con l’asta maschile, inserito come evento esibizione fuori dal computo dei punti della Diamond League, il primatista del mondo Armand Duplantis ha illuminato la serata superando la misura di 6.07 metri, migliorando il record del meeting. Il fenomeno svedese ha poi tentato di dare l’assalto al proprio record del mondo posizionando l’asticella alla quota di 6.15 metri, ma tre errori consecutivi hanno rimandato l’appuntamento con la storia. Al femminile, la pedana dell’asta ha celebrato l’ottima prova dell’australiana Nina Kennedy, capace di siglare il primato mondiale stagionale a 4.95 metri al primo tentativo, fallendo poi di un soffio l’ingresso nel club esclusivo dei cinque metri.
Nel salto triplo femminile, la cubana Leyanis Perez Hernandez ha risolto a proprio favore un duello serratissimo con la senegalese Saly Sarr, sfondando la barriera d’eccellenza con un balzo finale da 15.06 metri che le ha garantito il successo. In questa gara, l’azzurra Dariya Derkach ha archiviato la sesta posizione complessiva atterrando a 14.33 metri nel corso della quinta serie di salti.
Infine, la pedana del tiro del giavellotto femminile ha confermato la netta superiorità della cinese Ziyi Yan: la lanciatrice asiatica ha dominato la concorrenza con una spallata finale da 68.75 metri scagliata all’ultimo turno di lanci, infliggendo un distacco superiore ai cinque metri alla prima delle inseguitrici, la serba Adriana Vilagos.
I verdetti delle siepi e del fondo prolungato
Il programma della serata monegasca si è completato con le prove di resistenza in pista. Nei 5000 metri maschili si è vissuto un arrivo in volata di rara intensità emotiva, che ha visto lo svizzero Dominic Lokinyomo trovare lo spiraglio decisivo lungo la corda interna del rettilineo d’arrivo, andando a vincere con il tempo di 12:52.54 per anticipare di appena sei centesimi di secondo l’americano Graham Blanks e il rappresentante del Bahrain Birhanu Balew.
Decisamente meno vibrante dal punto di vista dell’agonismo serrato è stata la prova dei 3000 siepi maschili, dove il keniano Simon Koech ha imposto la propria legge senza dover faticare eccessivamente nelle battute conclusive, staccando la concorrenza grazie a un tempo finale di 8:03.35 con cui ha preceduto il giapponese Ryuji Miura e il giovane connazionale Edmund Serem.

