MILANO – Non è stato un semplice voto, ma un plebiscito che ha il sapore della rivoluzione diplomatica. La Lega Serie A ha scelto il suo uomo per il dopo-tempesta: Giovanni Malagò. L’assemblea dei club, riunitasi oggi a Milano, ha formalizzato il sostegno all’ex numero uno del CONI, individuandolo come il profilo ideale per guidare la FIGC verso le elezioni del prossimo 22 giugno.
I numeri parlano chiaro e raccontano di una compattezza rara nei corridoi di Via Rosellini: 18 club su 20 hanno sottoscritto il modulo federale. Solo Lazio e Verona sono rimaste fuori dal coro, confermando le spaccature interne che continuano a gravitare attorno alla figura di Claudio Lotito. Tuttavia, il messaggio politico è fragoroso: il massimo campionato ha deciso di giocare in attacco per riprendersi il controllo del destino del sistema calcio.
Il programma: venti punti per la Rinascita
L’investitura ufficiale non è che il primo passo di una cronotabella serratissima. Il presidente della Lega, Ezio Simonelli, ha già fissato per lunedì 20 aprile il vertice decisivo tra Malagò e i vertici societari. In quell’occasione, i club presenteranno un documento programmatico in venti punti, una sorta di “manifesto della Serie A” che l’aspirante presidente dovrà integrare con la propria visione.
L’obiettivo è ambizioso: trasformare il “dramma sportivo” vissuto dalla Nazionale in un volano per riforme strutturali non più rimandabili. “Si voleva dare un’immagine di reazione immediata”, ha sottolineato Simonelli in conferenza stampa. “È fondamentale non perdere tempo: dobbiamo analizzare un programma capace di risollevare tutto il calcio italiano”.
Geopolitica Federale: il peso della Serie A
Nonostante l’entusiasmo della Lega, la corsa verso Via Allegri resta una partita complessa di equilibri e diplomazia. Statuto alla mano, la Serie A detiene solo il 18% del peso elettorale all’interno dell’assemblea federale. Per questo motivo, la giornata di domani sarà cruciale: la palla passerà ai club di Serie B, chiamati a esprimersi e a decidere se accodarsi alla linea della massima serie o proporre alternative.
Malagò, se accetterà ufficialmente la sfida, potrà presentarsi alle urne con una “dote” di firme pesantissima, superiore agli 11 accrediti minimi richiesti per la candidatura. La sua figura rappresenta un ponte tra l’esperienza gestionale del CONI e le esigenze commerciali dei grandi club, una sintesi che la Lega spera possa convincere anche le altre componenti — dalla Lega Pro ai Dilettanti fino ad atleti e tecnici — della necessità di un cambio di passo.
Un segnale al sistema
La mossa della Serie A è anche un atto di forza simbolico. Dopo anni di frizioni e commissariamenti, i club hanno voluto dimostrare di poter trovare una quadra in tempi record. Resta da capire come reagiranno i “centri di potere” storici del calcio nostrano di fronte a una candidatura così ingombrante e autorevole. Il countdown per il 22 giugno è iniziato: la risalita del pallone italiano passa, ora più che mai, dalla scrivania di Giovanni Malagò.

