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COPENHAGEN, DANIMARCA – Ci sono sconfitte che lasciano un segno più profondo di altre. Quella subita dall’Italia negli ottavi di finale dell’Eurobasket 2025 non è stata solo l’ennesima uscita da un torneo, ma la fine di un’era. Dopo quattro edizioni consecutive in cui gli azzurri avevano raggiunto almeno i quarti, il sipario è calato in maniera drammatica, in un’arena che ha assistito a una vera e propria tragedia sportiva. Non è stata una squadra a sconfiggere l’Italia, ma un’unica, inarrestabile, forza della natura: Luka Doncic. Il fuoriclasse sloveno, autore di 42 punti di cui 30 solo nel primo tempo, ha scritto un monologo che ha prima annichilito la difesa italiana e poi resistito, da solo, a un’eroica, ma vana, rimonta azzurra. Il punteggio finale di 77-84 non rende giustizia a una partita che è stata un’altalena di emozioni, lacrime e, per un istante, l’illusione di un’impresa epica.

L’incubo del primo Quarto: il monologo di un’anima sola

La partita è iniziata con la sensazione di un presagio oscuro. L’Italia, con il suo quintetto tipo, ha provato a prendere il largo, ma dopo un misero 4-0 iniziale, è calato un silenzio assordante sul parquet. La Slovenia ha risposto, e con essa, ha iniziato il suo show Luka Doncic. Il fuoriclasse ha trasformato la difesa italiana in un campo di allenamento personale, segnando da ogni posizione, con una facilità disarmante. I tentativi di contenimento si sono rivelati inutili, le scelte difensive di coach Pozzecco sono apparse, fin da subito, ampiamente rivedibili, lasciando al numero 77 sloveno un palcoscenico su cui esibirsi indisturbato.

Nel giro di pochi minuti, il match è diventato un incubo. Doncic ha messo a segno 14 punti in meno di 8 minuti, raggiungendo quota 20 in 9. Il primo quarto si è chiuso con un terrificante 11-29, e per Doncic c’erano già 22 punti sul tabellino. L’Italia, schiacciata da una prestazione individuale così mostruosa, era entrata in campo con un ritardo non solo di punteggio, ma di energia e concentrazione, un errore fatale in una partita a eliminazione diretta.

La lenta rinascita: quando il cuore si risveglia

Dopo un primo quarto disastroso, l’Italia è rientrata in campo con una nuova consapevolezza. La difesa ha ritrovato un minimo di aggressività, costringendo la Slovenia a qualche errore e permettendo agli azzurri di rosicchiare qualche punto. La breve uscita di Doncic per un problema fisico ha dato all’Italia una boccata d’aria fresca, e uomini come Simone Fontecchio e Alessandro Pajola hanno suonato la carica. Il divario è sceso, seppur lentamente, e la squadra ha ritrovato il coraggio di lottare.

Doncic è rientrato in campo, ha ripreso a segnare, ma stavolta l’Italia ha risposto colpo su colpo. La squadra ha ritrovato il ritmo, e un’impressionante serie di canestri di Fontecchio ha riportato gli azzurri a contatto. La tripla di Pajola ha fatto scendere il divario sotto la doppia cifra per la prima volta (40-50 all’intervallo), una piccola ma significativa vittoria che ha dimostrato la capacità di reazione di questa squadra.

L’eroica follia del Quarto finale

Il terzo quarto è stato una replica del secondo, con la Slovenia che ha provato a scappare e l’Italia che ha resistito. Ma l’ultimo parziale è stato un’autentica apoteosi, una dimostrazione di orgoglio che ha fatto sognare un intero Paese. Conscio che non c’era più nulla da perdere, coach Pozzecco ha tentato il tutto per tutto, mettendo in campo contemporaneamente i suoi uomini più di talento: Fontecchio, Gallinari e Niang. E la mossa ha funzionato.

La coppia Gallinari-Niang si è dimostrata inarrestabile, la difesa ha ritrovato lucidità e aggressività, e la Slovenia è andata nel panico. L’inerzia della partita è cambiata in maniera incredibile. Gallinari era ovunque, a segnare canestri pesantissimi anche sopra Doncic, a lottare su ogni rimbalzo. La squadra ha dato il massimo, la Slovenia ha iniziato a forzare i tiri, e il vantaggio, che sembrava insormontabile, è sceso fino a un incredibile -3 a 3’30” dalla fine. L’impresa, l’impossibile, sembrava a portata di mano. Un’azione difensiva di Pajola e una tripla di Fontecchio hanno portato il punteggio sul -1 a due minuti dalla fine, un momento di pura magia.

Ma il destino, e un arbitro, avevano già scritto il finale. Due falli dubbi su Doncic, che lo hanno portato a 40 punti, hanno spezzato il ritmo della rimonta. L’uscita inaspettata di Gallinari per un possesso, un errore al tiro di Fontecchio, un recupero di Doncic e un’altra palla persa, hanno fatto svanire ogni speranza. E a sigillare la sconfitta, l’ultimo, amaro, possesso: una rimessa rubata da Radovic, un canestro facile di Hrovat, e il sogno è finito.

La fine di un’era, la speranza di un futuro

L’ultima sirena non ha solo sancito l’eliminazione, ma anche la fine di un’era. Il tabellino finale segna la sconfitta, ma non racconta l’eroismo della rimonta, la rabbia per il primo quarto buttato e il cuore di una squadra che ha lottato fino all’ultimo. Per Danilo Gallinari, questa è stata l’ultima partita con la maglia azzurra. I suoi 10 punti, le sue giocate decisive nel quarto finale, sono state un addio degno di un campione, un ultimo, splendido, atto di amore per la Nazionale.

Doncic, con i suoi 42 punti, ha dimostrato di essere una forza inarrestabile, un talento generazionale che non ha avuto rivali. Ma l’Italia, nonostante la sconfitta, ha dimostrato di avere un’anima, un gruppo di giocatori disposti a lottare l’uno per l’altro. Il sogno di un’altra medaglia si è fermato, ma la squadra ha gettato le basi per un futuro, sperando che i suoi giovani talenti possano raccogliere l’eredità lasciata dai suoi veterani.