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Il deserto del Bahrain ha riacceso i motori, ma la prima giornata della seconda sessione di test invernali ha consegnato un copione più simile a una partita a scacchi che a una gara di pura velocità. Tra tempeste di sabbia all’orizzonte e il riverbero dei riflettori sul tracciato di Sakhir, la Formula 1 ha iniziato a mostrare i primi veri rapporti di forza della stagione 2026. Al calar della sera, è la Mercedes di George Russell a guardare tutti dall’alto, ma i distacchi millimetrici e le diverse strategie di carico carburante suggeriscono che la verità sia ancora nascosta sotto i teli dei box.

Russell in extremis, ma la McLaren è un’ombra costante

La zampata del britannico è arrivata quando mancavano poco più di trenta minuti alla bandiera a scacchi. Russell ha fermato il cronometro sull’1:33.459, sfruttando al meglio la mescola media C3 su una pista che, con l’abbassarsi delle temperature, stava diventando particolarmente rapida. Ma a impressionare non è stato solo il crono solitario, quanto la solidità della W17: 145 giri totali (sommando il lavoro di Antonelli) testimoniano un’affidabilità ritrovata per le Frecce d’Argento.

Tuttavia, a soli 10 millesimi di distacco, ruggisce la McLaren di Oscar Piastri. Il team di Woking sembra aver iniziato l’anno con lo stesso slancio con cui ha chiuso il precedente. Piastri non ha cercato il tempo a tutti i costi, eppure il suo 1:33.469 è un segnale spaventoso per la concorrenza: la vettura è bilanciata, sincera nelle reazioni e, soprattutto, veloce in ogni condizione.

Strategia Ferrari: simulazioni e vernice “flow-viz”

Mentre Mercedes e McLaren si scambiavano i giri veloci, in casa Ferrari l’ordine di scuderia sembrava essere uno solo: non attirare l’attenzione. Charles Leclerc ha chiuso con il terzo crono (1:33.739), ma il dato più interessante riguarda la sua mattinata. Il monegasco ha completato una simulazione di gara quasi integrale, mostrando un degrado gomme estremamente costante, segnale che la SF-26 potrebbe essere una “divoratrice di asfalto” sulla lunga distanza.

Nel pomeriggio, il testimone è passato a Lewis Hamilton. Il sette volte iridato non ha cercato la prestazione, concentrandosi su test aerodinamici con la vettura spesso ricoperta dalla vistosa vernice verde flow-viz. Hamilton ha macinato chilometri preziosi, chiudendo settimo, ma dando l’impressione di essere già perfettamente integrato nei sistemi di Maranello. La Ferrari ha totalizzato 114 giri, meno della Mercedes ma con un focus chiaramente spostato sull’ottimizzazione del pacchetto gara.

Red Bull tra luci e ombre: il “crack” di Hadjar

Non è stata una giornata tranquilla per i campioni in carica. La nuova Red Bull RB22 ha mostrato i primi segni di fragilità meccanica. In mattinata, Isack Hadjar è rimasto appiedato lungo il tracciato, costringendo i meccanici di Milton Keynes a un lavoro extra per riparare un problema legato alla power unit.

Hadjar si è parzialmente riscattato nel pomeriggio, risalendo fino alla sesta posizione, ma il campanello d’allarme è suonato: il passaggio ai nuovi regolamenti sembra aver reso nervosa la creatura di Adrian Newey. In compenso, il campione del mondo in carica, Lando Norris, ha chiuso quarto con la seconda McLaren, confermando che il pacchetto “papaya” è attualmente il riferimento per tutti.

TABELLINO TEMPI – DAY 1 TEST SAKHIR (SERIE 2)

Pos.PilotaScuderiaTempoDistaccoGomme
1George RussellMercedes1:33.459C3
2Oscar PiastriMcLaren1:33.469+0.010C3
3Charles LeclercFerrari1:33.739+0.280C3
4Lando NorrisMcLaren1:34.052+0.313C3
5Andrea Kimi AntonelliMercedes1:34.158+0.419C3
7Lewis HamiltonFerrari1:34.299+0.840C3

Le retrovie: Aston Martin arranca, Cadillac in fondo al tunnel

Se davanti si vola, nelle retrovie si soffre. La Aston Martin è stata l’ombra di se stessa: solo 54 giri complessivi tra Alonso (17°) e Stroll (15°). La “verdona” sembra soffrire di un cronico sottosterzo che impedisce ai piloti di aggredire i cordoli di Sakhir.

Ancora peggio è andata alla Cadillac. La scuderia americana, al debutto nel grande circus, chiude la classifica con Bottas e Perez nelle ultime due posizioni. Sergio Perez, in particolare, è apparso in grande difficoltà nell’adattarsi a una vettura che sembra ancora un “cantiere aperto”, chiudendo a oltre 4 secondi dalla vetta. Per il team statunitense, la strada verso il primo GP della stagione appare tutta in salita.