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Il momento più atteso da tutti gli appassionati del pianeta basket è finalmente arrivato. Nella notte italiana prenderanno il via le NBA Finals 2026, l’atto conclusivo che assegnerà il leggendario Larry O’Brien Trophy. A contendersi lo scettro di campioni del mondo, ereditando lo scranno occupato lo scorso anno dagli Oklahoma City Thunder, saranno i San Antonio Spurs e i New York Knicks. Si preannuncia una serie al meglio delle sette sfide ad altissima intensità emotiva, capace di catalizzare l’attenzione dei media internazionali e di riportare sotto i riflettori due piazze storiche che hanno scritto pagine indelebili della pallacanestro americana.

Il grande revival del 1999: dalle Torri Gemelle all’era Wembanyama

L’accoppiata di quest’anno evoca immediatamente un suggestivo amarcord storico. Le Finals 2026 rappresentano infatti il remake della celebre sfida andata in scena nel 1999, un’annata rimasta celebre per il lungo lockout che ridusse la stagione regolare a sole cinquanta partite spalancate a febbraio dall’allora Commissioner David Stern. In quell’occasione, i texani guidati in panchina dal leggendario Gregg Popovich si imposero per 4-1, conquistando il primo anello della loro franchigia grazie allo strapotere sotto canestro delle Twin Towers Tim Duncan e David Robinson, e alla precisione chirurgica di un tiratore come Steve Kerr.

Oggi, a dodici anni di distanza dall’ultimo trionfo datato 2014 (quando nel roster figurava anche l’azzurro Marco Belinelli), San Antonio si ripresenta all’ultimo atto dopo aver detronizzato i Thunder per 4-3 nella finale della Western Conference. Il nuovo volto degli Spurs è il fenomeno francese Victor Wembanyama, un alieno in grado di dominare entrambe le metà campo. Attorno al talento transalpino ruota un collettivo di assoluto spessore che vede in De’Aaron Fox e Devin Vassell i motori principali sul perimetro, ben supportati dalle geometrie di Dylan Harper e Julian Champaine, senza dimenticare l’apporto energetico garantito dalla panchina da elementi come Keldon Johnson e Stephon Castle. Il compito di guidare questo gruppo verso il sesto titolo della storia texana spetta a coach Mitch Johnson, l’erede designato che ha raccolto la pesante eredità tecnica del club.

Il riscatto della Grande Mela: Brunson e Towns sognano il colpaccio

Sulla sponda opposta, i New York Knicks interrompono un digiuno dalle Finals che durava da quasi trent’anni, intenzionati a vendicare proprio lo smacco subito nel secolo scorso. La franchigia della metropoli più famosa del mondo, pur avendo digerito un lungo digiuno dal titolo assoluto che dura dal lontano 1973 (quando in campo c’era anche un giovane Phil Jackson), ha riassaporato il gusto della vittoria di recente conquistando la NBA Cup nel 2025.

Durante i playoff a Est, i Knicks hanno dimostrato una solidità mentale impressionante: dopo aver rischiato il baratro nelle semifinali di Conference contro i Philadelphia 76ers (rimontando da uno svantaggio di 3-1), hanno letteralmente dominato le finali di tabellone rifilando un netto 4-0 (sweep) ai Cleveland Cavaliers. La stella polare dell’attacco newyorkese è Jalen Brunson, il cui nome si intreccia con la storia visto che suo padre Rick calpestava lo stesso parquet nel 1999. Insieme a lui, il totem Karl-Anthony Towns garantisce una doppia dimensione interna ed esterna, supportato dall’agonismo difensivo di Og Anunoby nel pitturato, dalle doti balistiche di Josh Hart e Mikal Bridges e dalle fiammate dall’arco del cecchino Landry Shamet.

La scuola di Popovich e un pizzico d’Italia all’ombra del Madison

Al di là dei valori tecnici espressi dai giocatori in campo, la serie offre una chiave di lettura affascinante anche dal punto di vista strategico sulle panchine. Sia Mitch Johnson sia Mike Brown, capo allenatore dei Knicks, sono cresciuti professionalmente come assistenti all’ombra di Gregg Popovich. Il grande saggio del basket americano, ritiratosi temporaneamente dai ruoli di campo per motivi di salute ma rimasto all’interno degli Spurs come Presidente, assisterà a una sorta di derby di famiglia tra due dei suoi allievi più brillanti, un riconoscimento straordinario alla sua lunghissima carriera da mentore.

Infine, le Finals 2026 parleranno anche un po’ la nostra lingua. Sebbene non ci siano cestisti nostrani sul parquet, l’orgoglio italiano sarà rappresentato da Riccardo Fois, Assistant Coach di Mike Brown a New York. Fois, già braccio destro del tecnico ai tempi dei Sacramento Kings e colonna dello staff della Nazionale italiana al fianco del CT Luca Banchi, proverà a mettere la propria firma strategica su un titolo che nella Grande Mela attendono da oltre cinquant’anni.