C’è un’elettricità diversa nell’aria del Foro Italico quando un italiano decide di sfidare non solo l’avversario, ma anche i propri limiti. Matteo Arnaldi, sulla terra rossa che profuma di storia della BNP Paribas Arena, ha firmato oggi un capolavoro di resilienza, abbattendo per la sesta volta in carriera un Top 10 e regalandosi l’accesso al turno successivo contro la nuova promessa spagnola Rafael Jodar. Alex de Minaur, il “Demone” australiano, è stato costretto alla resa dopo una battaglia di quasi tre ore (2h 56′) chiusa con il punteggio di 4-6 7-6(5) 6-4.
Il primo atto: il Demone morde, Arnaldi rincorre
L’inizio del match è una partita a scacchi giocata a velocità supersonica. Non ci sono scambi banali; ogni punto è una trincea. L’equilibrio si spezza sul 2-2, quando de Minaur decide di alzare il muro. Un passaggio a vuoto del sanremese, condito da un doppio fallo e un dritto che si spegne fuori misura, consegna il break all’australiano. Arnaldi prova immediatamente a reagire, ma la palla del controbreak evapora sotto il sole romano. Nonostante la tenacia dell’azzurro nel restare in scia e cancellare le palle del doppio break, de Minaur amministra con freddezza e chiude il primo parziale sul 6-4.
Cuore e Tie-break: l’ascesa del Sanremese
Mentre il pubblico scioglie i dubbi e si accalca sulle tribune, compiendo quel lungo pellegrinaggio tra il cuore del Foro e la zona dello Stadio dei Marmi, la temperatura agonistica sale vertiginosamente. Arnaldi capisce che per vincere deve “sporcarsi le mani”. Cancella una palla break sanguinosa in apertura di secondo set e inizia a spingere con maggiore convinzione.
Il parziale scivola via sul filo del rasoio fino all’inevitabile tie-break. Qui, Arnaldi disegna tennis d’autore, scappando sul 3-0. Ma de Minaur è un corridore instancabile: recupera entrambi i minibreak mescolando difese disperate ad attacchi fulminei. Sul 5-4 per l’azzurro, però, arriva il corto circuito dell’australiano: una volée di approccio sbagliata regala due set point a Matteo. Al secondo tentativo, il dritto di de Minaur tradisce le attese: 7-5 e il Centrale virtuale della BNP Arena esplode in un boato.
Il finale epico sotto la pioggia
Il terzo set non è più tennis, è un incontro di boxe. Sul 3-2 per l’australiano, accade l’incredibile: de Minaur recupera una palla impossibile, finendo quasi tra le braccia di un cameraman per infilare un dritto vincente dietro il paletto. Sembra il colpo del KO psicologico, ma Arnaldi risponde con la freddezza dei grandi: ace sulla palla break e pericolo scampato.
La tensione si taglia con il coltello. L’azzurro strappa il servizio per il 4-3, si fa controbrekkare immediatamente, ma non smette di crederci. Sul 4-4, de Minaur torna a mostrare le sue fragilità a rete, e Arnaldi ne approfitta con un passante millimetrico che vale il break del 5-4. Proprio mentre le nuvole decidono di aprirsi e la pioggia inizia a bagnare la Capitale, Matteo serve per il match. Fortunatamente, il temporale concede una tregua sopra lo Stadio dei Marmi quel tanto che basta per permettere al ligure di chiudere la pratica.
La vittoria della mente: oltre i numeri
Se guardassimo solo le statistiche, la vittoria di Arnaldi sembrerebbe un paradosso: 18 vincenti a fronte di 29 errori gratuiti. Ma il tennis, specialmente a Roma, è una questione di centimetri e di nervi. L’azzurro è stato magistrale nel mandare fuori giri l’australiano, portandolo a commettere ben 37 errori non forzati.
La vera differenza, però, è stata mentale. Quel giocatore smarrito dei mesi scorsi sembra essere rimasto a Cagliari, sostituito da un atleta che ha ritrovato la fiducia nei propri mezzi. Arnaldi ha vinto una partita “sporca”, lottata e sofferta, dimostrando di possedere quella tempra necessaria per infiammare il Foro Italico. Ora l’ostacolo è Jodar, ma con questo spirito, sognare non è più proibito.
Tabellino del Match
- Risultato: M. Arnaldi (ITA) b. A. de Minaur (AUS) 4-6 7-6(5) 6-4
- Durata: 2 ore e 56 minuti
- Statistiche Arnaldi: 18 Vincenti / 29 Errori Gratuiti
- Statistiche de Minaur: 31 Vincenti / 37 Errori Gratuiti

