Indian Wells non è un torneo come gli altri. Lo chiamano il “quinto Slam”, ma per molti versi è più simile a un laboratorio a cielo aperto dove le certezze del ranking vengono messe a nudo dal vento secco e dalle palline che volano leggere nell’aria della Coachella Valley. La maratona maschile che ha caratterizzato quest’ultima giornata non è stata solo una successione di punteggi, ma un bollettino di guerra sportiva che ha visto i grandi vacillare e le seconde linee alzare la voce.
Alcaraz e il rebus Rinderknech: spavento e reazione
Il numero 1 del mondo, Carlos Alcaraz, ha guardato negli occhi l’eliminazione per un set abbondante. Arthur Rinderknech, francese dal gioco “old school” fatto di servizi pesanti e discese a rete, ha interpretato il ruolo del guastafeste perfetto, strappando il tie-break del primo parziale per 8-6. Per un attimo, lo Stadium 1 è rimasto in silenzio, temendo il clamoroso crac.
Tuttavia, lo spagnolo ha confermato di possedere quel “settimo senso” tipico dei campioni: la capacità di resettare. Il 6-7, 6-3, 6-2 finale è un manifesto di resilienza fisica. Ora per Carlitos c’è l’ostacolo Casper Ruud. Il norvegese, reduce da una maratona vinta in rimonta contro il monegasco Vacherot (3-6, 6-3, 6-4), ritroverà Alcaraz in una sfida che profuma di rivincita della storica finale degli US Open 2022. Sarà un ottavo di finale tra due regolaristi che hanno imparato a odiarsi sportivamente sulla lunga distanza.
Il “Big Ben” Djokovic: ruggine e lampi di classe
Se Alcaraz ha faticato, Novak Djokovic ha vissuto una giornata di luci e ombre inquietanti. Il serbo ha superato l’americano Aleksandar Kovacevic, ma quel 6-4, 1-6, 6-4 solleva più dubbi di quanti ne risolva. Quel secondo set perso quasi senza lottare (1-6) ha ricordato a tutti che anche il “Re” sta combattendo contro il tempo e la tenuta fisica dopo i recenti infortuni.
Dall’altra parte della rete, al prossimo turno, troverà un Jack Draper in missione. Il britannico ha sbrigato la pratica Cerundolo con autorità (6-1, 7-5) e sembra possedere quel tennis mancino e potente capace di mandare fuori giri un Djokovic non ancora al 100%. Sarà lo scontro tra l’esperienza millenaria del serbo e la fame di un Draper che sente di poter finalmente fare il grande salto.
Crolli eccellenti: il tramonto di Fritz e l’ascesa di Michelsen
La notizia che ha fatto vibrare i social tennistici è però l’uscita di scena di Taylor Fritz. Il pupillo di casa, già apparso opaco nei turni precedenti, è caduto nel derby americano contro Alex Michelsen. Non è stata solo una sconfitta, ma una resa tattica: il 6-4, 7-6 inflitto dal giovane connazionale ha messo a nudo le fragilità di un Fritz che quest’anno sembra aver smarrito il “killer instinct” sul cemento amico.
Michelsen, ora, è atteso dalla prova del fuoco contro Daniil Medvedev. Il russo ha passeggiato contro Sebastian Baez (6-4, 6-0), dimostrando che quando il campo diventa una scacchiera, lui resta il Grande Maestro da battere. Il contrasto tra l’esuberanza di Michelsen e il muro difensivo di Medvedev sarà uno dei temi caldi dei prossimi giorni.
Le sorprese australiane: Norrie domina, Hijikata stupisce
Infine, una nota di merito per la spedizione britannica e la piccola “tragedia” australiana. Cameron Norrie ha letteralmente smantellato il tennis di Alex de Minaur, un giocatore che solitamente non regala nulla. Il 6-4, 6-4 del britannico è stato un capolavoro di pressione costante.
Ma se De Minaur piange, l’Australia sorride grazie a Rinky Hijikata. Il qualificato “aussie” ha firmato l’impresa di giornata eliminando Alexander Bublik. In un match folle, deciso da due tie-break speculari e conclusosi 6-7, 7-6, 6-3, Hijikata ha dimostrato che la gerarchia ad Indian Wells è solo un suggerimento sulla carta. Bublik esce di scena con i soliti rimpianti, mentre il mondo del tennis scopre un nuovo combattente instancabile.
La notte cala sulla California, ma il rumore delle palline non si ferma. Indian Wells 2026 è entrato nella sua fase più cruda: quella dove i nomi contano meno dei polmoni e della testa.

