Fonte: Instagram: trentinovolley https://www.instagram.com/p/DU6r77jjO2x/?img_index=1

Il momento della verità non bussa due volte, specialmente quando si parla di CEV Champions League. Per l’Itas Trentino, la trasferta di Varsavia non è solo l’andata dei playoff; è un test attitudinale, una prova di forza mentale prima ancora che tecnica. Martedì sera, l’arena dell’PGE Projekt Warszawa diventerà l’ombelico del volley continentale per un primo atto che mette in palio metà del pass per i quarti di finale contro il Lublin.

Tra l’incudine Champions e il martello Michieletto

Trento sbarca in Polonia con una ferita ancora aperta: lo 0-3 rimediato in Supercoppa contro Perugia ha lasciato scorie che coach Fabio Soli deve trasformare in energia nervosa. Il percorso europeo dei dolomitici, sebbene solido (4 vittorie e 11 punti nel girone), ha sofferto la superiorità dell’Ankara, costringendo i campioni d’Europa in carica a passare per le forche caudine dei playoff.

A complicare i piani c’è il silenzio assordante proveniente dall’infermeria. Alessandro Michieletto, il faro tecnico ed emotivo della squadra, è ancora bloccato da un problema lombare che lo tiene ai box da oltre un mese. Senza il suo fuoriclasse, l’Itas perde equilibrio in ricezione e una valvola di sfogo fondamentale in attacco. La sfida, dunque, diventa collettiva: Trento deve dimostrare di saper essere “squadra” anche senza il suo solista più pregiato, cercando punti pesanti dai propri terminali offensivi nei momenti in cui la palla scotta.

Varsavia: una multinazionale del volley tra ex e veterani

Se il cammino europeo del Projekt Warszawa è stato altalenante (terzo posto nel girone dietro a Civitanova e Montpellier), la realtà della PlusLiga racconta una storia diversa. Secondi in classifica dietro lo Zawiercie, i polacchi sono una macchina da guerra estremamente rodata, costruita con un mix di talento internazionale e profonda conoscenza del gioco.

La regia è affidata a Jan Firlej, palleggiatore nel pieno della maturità agonistica, coadiuvato dall’esperienza infinita del quarantenne Kozlowsky. Ma è osservando gli altri reparti che si capisce la caratura dell’avversario: il Projekt è una sfilata di vecchie conoscenze della nostra Superlega. L’opposto è il tedesco Linus Weber, volto noto a Milano e Padova, mentre in banda agiscono due “italiani” d’adozione: il francese Kevin Tillie (ex Ravenna, Modena e Cisterna) e il polacco Bartosz Bednorz, schiacciatore di potenza ed eleganza ammirato a Modena e prelevato in estate dal Resovia.

Battaglia al centro e difesa d’acciaio

La rete sarà zona di guerra. Il Projekt schiera al centro l’ucraino Semenyuk e soprattutto Arthur Kochanowski, centrale moderno e implacabile a muro, già promesso sposo dello Zawiercie per la prossima stagione. In panchina, a testimonianza della profondità del roster, scalpita un monumento come Karol Kłos.

A coordinare la difesa c’è una vera e propria bandiera del club: il libero Damian Wojtaszek, alla sua decima stagione con la maglia di Varsavia. La sua capacità di leggere le traiettorie e guidare la linea di ricezione sarà uno degli ostacoli principali per il servizio trentino, che dovrà necessariamente essere aggressivo per scardinare le certezze polacche.

Lo scacchiere tattico: Projekt Warszawa vs Itas Trentino

RuoloPGE Projekt WarszawaItas Trentino (Probabile)
PalleggiatoreJan FirlejRiccardo Sbertoli
OppostoLinus WeberKamil Rychlicki
Schiacciatore 1Kevin TillieDaniele Lavia
Schiacciatore 2Bartosz BednorzAlessandro Michieletto (?) / Magalini
Centrale 1Arthur KochanowskiFlavio Gualberto
Centrale 2Yuriy SemenyukJan Kozamernik
LiberoDamian WojtaszekGabriele Laurenzano

Le chiavi del match: lucidità e finali di set

In Champions League la differenza tra il paradiso dei quarti e l’inferno dell’eliminazione risiede spesso in un paio di palloni gestiti male. Trento dovrà essere glaciale nel contenere l’urto iniziale del pubblico polacco, storicamente tra i più caldi d’Europa. Senza Michieletto, il carico di responsabilità su Lavia e Rychlicki aumenterà esponenzialmente: servirà una prova di efficienza chirurgica, limitando gli errori diretti e sfruttando ogni minima crepa nel muro avversario.

L’andata a Varsavia è solo il primo tempo di una sfida lunga 120 minuti (più eventuale Golden Set), ma uscire dalla Polonia con un risultato positivo — o quantomeno con una sconfitta al tie-break — sarebbe ossigeno puro in vista del ritorno alla Il T quotidiano Arena.