Fonte: Instagram: acexbirdie https://www.instagram.com/p/DQZqk0ekfQA/

Parigi. L’accesso al terzo turno del Masters 1000 di Parigi è arrivato con più fatica del previsto per Alexander Zverev. Reduce dalla finale persa a Vienna, il tedesco ha dovuto lottare in rimonta per superare l’argentino Camilo Ugo Carabelli. Ma più che la prestazione, a tenere banco nel post-partita sono state le dichiarazioni di Sascha sulla superficie di gioco, seguendo un dibattito già acceso da Carlos Alcaraz e sfiorato da Jannik Sinner.

Zverev non ha usato mezzi termini per esprimere la sua insoddisfazione, pur cercando di smorzare i toni iniziali.

“Non vorrei sembrare quello che si lamenta ogni settimana, ma penso che la superficie qui sia piuttosto strana,” ha esordito il numero 3 del mondo. La sua critica, tuttavia, è andata oltre la semplice preferenza personale, toccando un aspetto tecnico fondamentale: la mancanza di risposta del campo alla potenza dei colpi.

L’anomalia tecnica: “La palla rimbalza pochissimo”

Il fulcro della lamentela di Zverev riguarda le caratteristiche anomale del cemento indoor di Bercy. Secondo il tedesco, il campo è “molto lento e la palla rimbalza pochissimo”.

Questa combinazione sta neutralizzando l’efficacia dei colpi più incisivi dei top player, che basano il loro gioco sulla velocità e sullo spin.

“È difficile colpire bene la palla e, anche quando ci si riesce, sembra che non venga ricompensato,” ha spiegato Zverev. “Se si colpisce con forza e spin, la palla rimane bassa. Se si colpisce con forza, la palla perde velocità.”

La sensazione comune tra i giocatori di punta è che i loro “colpi migliori non siano così efficaci rispetto ad altri campi”, un concetto che era stato già espresso con forza da Carlos Alcaraz prima della sua prematura eliminazione.

Dal campo alle palle: una variabile inquietante

Le critiche di Zverev e Alcaraz contrastano con l’approccio più pragmatico di Jannik Sinner, che pur riconoscendo le peculiarità del campo, aveva semplicemente sottolineato la necessità di “adattarsi”.

Tuttavia, il contesto parigino è reso ancora più complesso dalla problematica delle palle: notevolmente veloci da nuove, ma che diventano improvvisamente lentissime una volta usurate. Questa estrema variabilità, unita alle caratteristiche della superficie, altera drasticamente la percezione del tennista e la tattica di gioco.

La polemica, che coinvolge i giocatori di punta e tocca aspetti tecnici cruciali del gioco, pone un interrogativo importante che, a detta di molti, l’ATP dovrebbe affrontare in vista di una maggiore standardizzazione delle condizioni di gioco. Zverev stesso ha concluso con una nota d’incertezza: “Vedremo come procede il torneo. Forse tutte le teste di serie inizieranno a vincere d’ora in poi, e tutto quello che ho detto sono state solo sciocchezze.”