BANGKOK, THAILANDIA – In ogni grande narrazione sportiva, esiste un momento in cui l’agonismo si fonde con l’epica. A Bangkok, in una finale mondiale che ha fatto trattenere il fiato a un’intera nazione, l’Italvolley ha scritto il capitolo più glorioso della sua storia recente. Non è stata una vittoria; è stato un poema epico, una battaglia di nervi e muscoli, un capolavoro di resilienza che ha consacrato le azzurre Campionesse del Mondo, per la seconda volta nella storia dopo l’apoteosi del 2002. Contro una Turchia indomita e affamata, le ragazze del CT Julio Velasco hanno trionfato per 3-2 (25-23; 13-25; 26-24; 19-25; 15-8), concludendo una stagione da sogno con il titolo più ambito, e dimostrando di essere, in questo momento, l’unica vera forza inarrivabile del volley femminile mondiale.
Dopo aver conquistato l’oro olimpico a Parigi 2024 e la Nations League, il successo iridato è il sigillo su una striscia di 36 vittorie consecutive, un’impresa che trascende i confini dello sport e si proietta nella leggenda. È stata anche una dolce vendetta, una cicatrice rimarginata dopo la dolorosa sconfitta nella finale mondiale del 2018 in Giappone. E a guidare questa squadra, il Guru assoluto del volley, Julio Velasco, che dopo i trionfi con la “Generazione dei Fenomeni” maschile ha saputo ribadire il suo status ineguagliabile anche con il settore femminile.
Un inizio da brividi: il primo atto di una battaglia
Il sipario si è alzato su un primo set che è stato un vero e proprio saggio di alta pallavolo, un round di studio dove ogni punto era una conquista strappata con fatica. Le due squadre si sono affrontate colpo su colpo, con la Turchia che rispondeva a ogni allungo azzurro. Myriam Sylla, con un diagonale potente, ha dato il primo scossone, seguito da un ace di Sarah Fahr che ha regalato un piccolo break (8-6). Ma la Turchia ha risposto prontamente, affidandosi alla potenza di Melissa Vargas, un attaccante che sembrava non poter sbagliare. La partita è diventata un’altalena di emozioni, con i punteggi che si rincorrevano fino al 19-19, quando un errore azzurro ha concesso alle turche il primo vero allungo (22-20). Sembrava che l’inerzia stesse cambiando. Ma è in questi momenti che si vede l’anima di una squadra.
Una serie di errori in attacco di Vargas, un challenge provvidenziale e una difesa mostruosa di Monica De Gennaro hanno capovolto la situazione, riportando l’Italia sul 23-22. L’errore di Vargas su un attacco in rete ha concesso il set-point, e la subentrata Stella Nervini, con un tocco magico, ha inventato un mani-out che ha chiuso il parziale sul 25-23, facendo esplodere la panchina azzurra e spingendo il pubblico italiano in visibilio.
Il crollo e la reazione: la paura e il coraggio
Il secondo atto è stato un autentico schiaffo in faccia. La Turchia è rientrata in campo con la fame di chi vuole annientare il proprio avversario, e il servizio di Gunes si è trasformato in un’arma letale. Le azzurre sono andate in crisi verticale, subendo un parziale che ha distrutto ogni certezza. La nostra ricezione ha vacillato, gli attacchi venivano murati con una facilità disarmante, e il punteggio è diventato una discesa inesorabile: dal 2-2 al 2-8. Il CT Velasco ha provato a scuotere la squadra, sostituendo Paola Egonu con Ekaterina Antropova, ma la musica non è cambiata. Il parziale si è concluso con un umiliante 25-13, un monologo turco che ha fatto temere il peggio.
Ma le grandi squadre si vedono dalla capacità di reagire. E l’Italia si è ripresentata per il terzo set con lo spirito di chi ha toccato il fondo ma non ha alcuna intenzione di arrendersi. Con il ritorno di Egonu in campo, la squadra ha ritrovato la sua bomber, e un ace di Sylla e un diagonale di Nervini hanno dato il via a un nuovo allungo (4-2). Ma la Turchia non ha mollato un centimetro, riportando il punteggio in parità. E in quel momento di massima tensione, è emersa la grandezza di Paola Egonu. Dopo aver faticato in avvio, la sua potenza si è fatta sentire. Con tre punti consecutivi, ha portato l’Italia al set-point sul 24-21. La Turchia ha risposto con tre giocate da campioni, annullando il vantaggio, ma sul 24-24, Egonu ha chiuso il set con un diagonale impeccabile e un ace in zona di conflitto, sigillando il 26-24 e riportando il match in parità.
L’alba e il crepuscolo: il quarto atto e l’ultima speranza
Il quarto parziale è stato l’ennesima dimostrazione della forza implacabile della Turchia. Le anatoliche, guidate da una Vargas inarrestabile, hanno preso il controllo del match fin dalle prime battute. Il servizio di Vargas si è trasformato in un incubo per la ricezione italiana, e il vantaggio turco è diventato rapidamente incolmabile (7-12). Gli sforzi dell’Italia, con l’alternanza del doppio cambio, hanno permesso di recuperare un po’ di terreno, ma la differenza era troppo netta. La Turchia ha amministrato il vantaggio e ha chiuso il set sul 25-19, costringendo una finale che è stata un’autentica maratona emotiva a decidersi al tie-break. L’ultimo atto, l’ultima spiaggia per la gloria o il rimpianto.
La tragedia e l’apoteosi: il Tie-Break leggendario
Il quinto set è stato la sintesi perfetta dell’intera partita, un distillato di tensione, paura e riscatto. L’Italia è partita in affanno, con un paio di errori di Egonu che hanno fatto tremare il cuore dei tifosi. Ma la squadra ha risposto immediatamente, pareggiando con un diagonale di Sylla e un ace di Alessia Orro (2-2). Il punto decisivo, il momento che ha cambiato il destino del match, è arrivato sul 4-6 per la Turchia. Il boato dei tifosi turchi sembrava annunciare la fine. Ma una serie di incredibili giocate difensive e un tocco d’astuzia di Gaia Giovannini hanno riportato l’Italia in parità sul 6-6.
E poi, la trasformazione. Le centrali azzurre, Anna Danesi e Sarah Fahr, che avevano faticato per tutta la partita, hanno alzato un muro invalicabile. Fahr ha messo a terra un block mostruoso su Karakurt per il 9-7, e Antropova ha piazzato un attacco chirurgico per il 10-8. Ma il punto che ha fatto capire a tutti che l’Italia avrebbe vinto, è stato il muro di Sarah Fahr sulla fast di Eda Erdem, un’azione che ha spezzato il morale delle anatoliche e ha portato il punteggio sull’11-8. Vargas, esausta, ha tirato l’attacco fuori, e il muro di lusso di Fahr su Vargas stessa ha portato l’Italia a un incredibile 13-8. Il finale è stato un trionfo, un urlo liberatorio: Antropova e Fahr hanno messo a segno due muri consecutivi, il sigillo perfetto su una vittoria che è un autentico capolavoro. CAMPIONESSE DEL MONDO.
L’eredità di una squadra e di un Guru
Questo trionfo è il risultato della coesione di una squadra straordinaria. Paola Egonu ha dimostrato di essere una vera leader, l’anima di una squadra che ha saputo rialzarsi nei momenti difficili. Myriam Sylla è stata il cuore e l’ancora della squadra, una guerriera capace di attaccare, difendere e mettere a segno muri decisivi. Ekaterina Antropova ha mostrato tutta la sua potenza e il suo talento, rivelandosi un’arma micidiale dalla panchina.
E poi c’è lei, Monica De Gennaro. La sua ultima partita in maglia azzurra, a 38 anni, è stata una lezione di difesa e di abnegazione. La sua presenza in campo è stata una garanzia, e il suo addio è stato il più dolce che una leggenda possa sognare, coronato dal titolo mondiale, ironicamente di fronte al marito, il CT della Turchia.
Ma l’uomo dietro questa impresa è Julio Velasco. Il suo genio, la sua capacità di motivare, di leggere la partita e di fare i cambi giusti al momento opportuno sono stati la vera arma in più dell’Italia. Ha vinto tutto, con gli uomini e con le donne, a dimostrazione che il suo status di Guru assoluto è più che meritato.
Questo titolo non è solo un trofeo in più in bacheca. È la prova che la Generazione d’Oro del volley femminile italiano è inarrestabile, pronta a dominare il mondo per gli anni a venire. La favola continua.

