Il tabellone della post-season si accende con un ribaltone perentorio che ridisegna immediatamente i rapporti di forza nella corsa verso il tricolore. L’EA7 Emporio Armani Milano viola il parquet della Germani Brescia, facendo propria la prima sfida della serie di semifinale con un netto 88-72. Un confronto caratterizzato da due fasi diametralmente opposte: se la prima metà di gara ha visto i padroni di casa padroni assoluti del rettangolo di gioco, la seconda frazione ha registrato il prepotente monologo degli uomini guidati in panchina da Peppe Poeta. Grazie a una metamorfosi totale nei secondi venti minuti, il club del capoluogo lombardo cancella il vantaggio del fattore campo della Leonessa, portandosi a condurre la serie.
A guidare la riscossa delle scarpette rosse è stata una prestazione collettiva d’altissimo spessore, impreziosita dalle fiammate di un eccezionale Brooks, dall’atletismo spaventoso di Nebo sotto le plance e dalle giocate di vitale importanza firmate nel momento cruciale da Bolmaro e Shields.
Partenza sprint bresciana: l’avvio timoroso delle scarpette rosse
L’approccio iniziale alla sfida premia l’aggressività dei padroni di casa. Sfruttando le evidenti polveri bagnate dell’attacco milanese, la Germani scappa via subito sulle ali dell’entusiasmo, chiudendo la prima frazione in vantaggio sul 24-16. L’Olimpia fatica enormemente a trovare fluidità nella circolazione della palla, accumulando ben sei palle perse nei primi dieci minuti e palesando una totale asfissia dal perimetro, certificata da uno sterile zero su due nelle conclusioni dall’arco.
Brescia, di contro, viaggia a ritmi altissimi grazie alle intuizioni di Rivers, alla precisione di Della Valle e all’impatto di Ivanovic, trovando nel pitturato anche la fisicità di Bilan per scavare il primo solco. Gli ingressi dalla panchina di Guduric e Bolmaro offrono una scossa parziale a Milano, e nonostante un sussulto finale di Nunn dalla lunga distanza, sono i canestri ravvicinati di Della Valle e Bolmaro a sigillare il parziale del primo quarto.
La reazione meneghina: difesa di ferro e sorpasso sulla sirena
Nel secondo periodo il divario si dilata ulteriormente quando un canestro dalla media distanza di Cournooh regala alla compagine locale il massimo vantaggio sul +10. La sfida sembra saldamente nelle mani di Brescia, ma l’inerzia è destinata a mutare. Con il passare dei minuti la spinta offensiva della Germani esaurisce la propria benzina, consentendo alla retroguardia di Milano di alzare la pressione e stringere le maglie.
Le conclusioni pesanti di Guduric e Ricci restituiscono fiducia all’attacco ospite, mentre Bolmaro si carica la squadra sulle spalle trovando un gioco da tre punti che ricuce il passivo fino al 30-25. L’intensità difensiva ordinata da Poeta manda in totale confusione i portatori di palla locali e, a meno di tre minuti dall’intervallo lungo, Milano mette la testa avanti sul 34-35. Nel finale di tempo Nunn colpisce ancora da lontano, ma il vero capolavoro lo firma Brooks, che manda a bersaglio una clamorosa preghiera sulla sirena mandando le squadre al riposo sul 42-39 per gli ospiti.
Terzo quarto da incubo per la Leonessa: Nebo sale in cattedra
Il rientro dagli spogliatoi si trasforma in un vero e proprio uragano biancorosso. Milano rientra sul parquet con la bava alla bocca, asfissiando ogni linea di passaggio bresciana e piazzando un parziale tramortente di 14-2 che spacca in due la partita. In questa fase emerge la figura di Nebo, letteralmente dominante sia nella protezione del proprio canestro sia nella conversione dei rimbalzi offensivi. I siluri scagliati da Ellis e LeDay fanno sprofondare Brescia sul 41-53, costringendo la panchina di casa a un timeout disperato.
Della Valle tenta di scuotere i suoi con una tripla e un recupero difensivo, ma la solidità di Brooks e la precisione chirurgica di Ricci respingono ogni tentativo di rimonta. Un’incursione nel cuore dell’area da parte di Bolmaro regala all’Olimpia il vantaggio di sedici lunghezze, prima che un canestro da lontano di Burnell fissi il punteggio sul 52-65 al trentesimo minuto.
Il sigillo di Shields: Milano dilaga e archivia la pratica
L’ultima frazione serve unicamente a legittimare la superiorità milanese. Ricci e Guduric ristabiliscono immediatamente il margine di sicurezza riportando il divario a sedici punti. La Germani si affida ancora all’orgoglio di Burnell per tentare l’impossibile, ma ogni speranza di rimonta viene definitivamente spenta dall’episodio che fa calare il sipario sull’incontro: una tripla pazzesca di Shields in precario equilibrio, baciata dal tabellone, che scrive il 56-75 a sei minuti dal termine.
È il colpo del ko psicologico. Nei minuti conclusivi gli uomini di Poeta superano anche le venti lunghezze di scarto, gestendo i cronometri con assoluta maturità e concedendosi il lusso di amministrare le energie fino al definitivo 88-72, che mette in cassaforte il primo punto della semifinale.

