Fonte: Instagram: okcthunder https://www.instagram.com/p/DYqusQiDrnc/?img_index=1

Nel momento di massima pressione, la gioventù futuristica lascia il passo alla solidità di chi è pronto per il titolo. Serviva una reazione da grande squadra e gli Oklahoma City Thunder hanno risposto presente, espugnando l’AT&T Center con un tonante 123-108 in gara-3 delle finali della Western Conference. Sotto i colpi di un avvio texano tramortente, la squadra di Mark Daigneault non ha perso la bussola, rimontando con una pazienza da veterani e portandosi per la prima volta in vantaggio nella serie sul 2-1. Una prova di forza mentale clamorosa, arrivata oltretutto dovendo fare i conti con l’assenza pesante di Jalen Williams, fermato da un guaio al bicipite femorale.

L’avvio record degli Spurs e la scossa del leader Gilgeous-Alexander

L’inizio della contesa è stato un vero e proprio uragano d’intensità, cavalcato dall’entusiasmo incessante del pubblico di San Antonio. Gli Spurs sono usciti dagli spogliatoi con le marce altissime, stampando un parziale shock di 15-0 nei primissimi minuti. Per le statistiche NBA si tratta del miglior inizio di sempre in una finale di Conference da quando è stato introdotto il rilevamento play-by-play nel 1997. Sotto di 15 lunghezze e storditi dall’aggressività locale, i Thunder avrebbero potuto capitolare.

A quel punto, però, è salito in cattedra l’uomo franchigia. Shai Gilgeous-Alexander si è preso la squadra sulle spalle, disputando una partita di un’intelligenza cestistica celestiale. Il fuoriclasse canadese non ha solo segnato, ma ha orchestrato magistralmente l’attacco dei suoi, mettendo a referto 26 punti e smazzando ben 12 assist per i compagni. La sua calma olimpica ha rassicurato il gruppo, guidando una rimonta che ha letteralmente ribaltato l’inerzia del match già prima della fine del quarto d’apertura, sfruttando alla perfezione i primi minuti di riposo concessi a Victor Wembanyama.

Panchina devastante: la second unit di OKC demolisce i texani

Se Gilgeous-Alexander ha tracciato la via, a scavare il solco definitivo e a spaccare in due la partita è stata una panchina Thunder a dir poco dominante. Il dato finale delle riserve è un manifesto della profondità del roster di OKC: 76-23 il computo totale dei punti in favore della second unit di Daigneault.

Un impatto fisico e balistico devastante, guidato dalle polveri caldissime di Jared McCain, autore di ben 24 punti uscendo dalla panchina. Insieme a lui, hanno fatto saltare il banco la fisicità nel pitturato di Jaylin Williams (18 punti) e la consueta, asfissiante intensità difensiva di Alex Caruso, prezioso anche in fase realizzativa con 15 punti a referto. Questa clamorosa dimostrazione di forza della panchina ha tolto ogni punto di riferimento alla difesa degli Spurs, incapace di arginare la freschezza delle rotazioni avversarie.

San Antonio paga lo scotto dell’inesperienza: Wembanyama lancia l’allarme

In casa San Antonio non sono bastate le fiammate dei singoli. Victor Wembanyama ha chiuso con 24 punti, confermandosi un rebus a tratti insolubile, ben coadiuvato dai 20 punti di Devin Vassell e dall’atteso ritorno sul parquet di De’Aaron Fox, al debutto assoluto nella serie dopo aver superato il problema alla caviglia. I texani, tuttavia, hanno pagato a caro prezzo i cali di concentrazione nella ripresa e la scarsa fluidità difensiva in un match che si è fatto via via sempre più fisico, duro e nervoso.

La mancanza di abitudine a palcoscenici di questo livello è emersa chiaramente nel secondo tempo. Lo ha ammesso con grande onestà lo stesso Wembanyama nella conferenza stampa post-gara: “È il mio primo playoff, ed è il primo playoff per molti di noi“. I margini di errore, però, adesso sono azzerati. Gara-4, in programma domenica, si preannuncia già come un dentro o fuori cruciale: gli Spurs dovranno ritrovare la solidità dei giorni migliori per evitare che l’inerzia della serie scivoli definitivamente e irrimediabilmente nelle mani di Oklahoma City.