Il Bluenergy Stadium di Udine è stato il teatro di una delle imprese più memorabili della storia recente del rugby italiano. Nel primo test match delle Quilter Nations Series 2025, la Nazionale Azzurra ha sconfitto l’Australia con il punteggio finale di 26-19, al termine di una battaglia fisica e psicologica che ha visto l’Italia emergere con un carattere e una qualità mai visti prima.
Questa non è stata una vittoria casuale; è stata una dimostrazione di nervi saldi, disciplina tattica (con pochissimi falli concessi) e, soprattutto, una capacità offensiva letale quando il pallone è stato riconquistato. L’Italia, contro ogni pronostico, ha superato le folate dei Wallabies e le decisioni arbitrali discutibili, trasformando la rabbia in pura cattiveria agonistica.
La difesa Italiana, un muro contro l’indisciplina Wallabie
L’avvio della gara è stato rapidissimo, ma il primo a pagare dazio è stata l’Australia. Nonostante i Wallabies abbiano cercato di imporre subito il possesso, la difesa Azzurra si è rivelata monumentale, spingendo gli ospiti indietro e forzandoli a commettere una serie impressionante di falli.
Al 7’ e all’11’, Paolo Garbisi ha capitalizzato la superiorità tattica italiana, trasformando due calci piazzati per un precoce 6-0. In questa fase, l’Italia non solo difendeva, ma attaccava anche in cielo, con Monty Ioane assoluto dominatore sui palloni alti.
Il primo momento di sofferenza è arrivato intorno al 16’, quando un break australiano è stato disinnescato da un provvidenziale furto di palla di Zuliani in ruck a ridosso della meta. La pressione australiana si è però concretizzata al 20’ con una maul devastante che ha portato in meta Matt Faessler (6-5).
Il dominio del possesso Wallabie ha costretto l’Italia a un lungo lavoro difensivo, culminato al 32’ con la seconda meta australiana firmata da Angus Bell (6-12). Ma un nuovo fallo degli ospiti ha permesso a Garbisi di accorciare prima della pausa (9-12), chiudendo il primo tempo con gli Azzurri a sole tre lunghezze di svantaggio.
Il controverso vantaggio Australiano e la rabbia Azzurra
L’inizio della ripresa ha visto un’Italia più costruttiva e determinata. Al 49’, un ennesimo fallo australiano è stato convertito da Garbisi, ristabilendo la parità sul 12-12.
Poco dopo, il primo episodio controverso della gara: al 51’ l’arbitro Brice ha assegnato la meta a Carter Gordon (12-19), ignorando un clamoroso in avanti e interpretando il tocco sull’ovale come un colpo di Zuliani. Una decisione che ha scatenato la rabbia agonistica degli Azzurri.
Nonostante l’arbitraggio sfavorevole, l’Italia ha reagito con veemenza. Avanzando con qualità, al 59’ è arrivata la meta di Louis Lynagh, che ha schiacciato oltre la linea, riportando il punteggio sul 19-19. L’azione è stata macchiata da un fallo pessimo di Suaali, giudicato solo cartellino giallo quando per molti avrebbe meritato l’espulsione, ma la meta ha certificato la ritrovata parità.
Cuore e coesione: le due mete che decidono il match
A dare spettacolo, e a capitalizzare la fiammata azzurra, è stato un Monty Ioane semplicemente ispirato. Al 62’, Ioane ha allungato la sua corsa e ha schiacciato la seconda meta italiana, portando il risultato sul 26-19 (trasformazione inclusa). L’Italia aveva trasformato l’ingiustizia percepita in Udine in pura benzina per il motore.
A questo punto, la partita si è trasformata in un inno alla resilienza italiana. Nonostante un errore di Ioane abbia regalato all’Australia un possesso pericoloso, la difesa azzurra si è dimostrata mostruosa. I Wallabies non sono riusciti a schiacciare in meta. Si è registrato un bellissimo intercetto di Federico Ruzza – purtroppo non capitalizzato – e continui recuperi di palla forzando tenuti e turnover.
Il finale da brivido: due difese per la gloria
Con il cronometro che si avvicinava al rosso, l’Australia ha avuto due ultime occasioni per agguantare il pareggio, o quantomeno il punto di bonus difensivo.
La prima chance si è infranta sul recupero di Niccolò Cannone. Ma i Wallabies hanno avuto un’ultima, disperata possibilità quando il cronometro era già fermo. È stato in quel momento che Lorenzo Cannone ha messo in scena l’azione definitiva: un placcaggio poderoso e l’ovale recuperato forzando un tenuto che ha sigillato il risultato.
Al fischio finale, lo stadio di Udine è esploso in una festa incontenibile. L’Italia non solo ha vinto, ma ha dimostrato di aver acquisito la maturità per resistere alle superpotenze dell’Emisfero Sud. Un successo che vale doppio per il morale e la classifica.

