Il boato del Milano Speed Skating Stadium non è solo un grido di gioia; è il suono di un cerchio che si chiude, di un’attesa durata vent’anni che trova finalmente il suo compimento. L’Italia è sul tetto del mondo. Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini sono i nuovi campioni olimpici del Team Pursuit, riportando il tricolore sul gradino più alto del podio vent’anni dopo l’epopea di Torino 2006.
Se l’Oval Lingotto fu il tempio di Enrico Fabris, Milano è diventata la cattedrale di un terzetto che ha riscritto la storia, nobilitando un’edizione dei Giochi che per il pattinaggio di velocità azzurro rasenta ormai la perfezione.
Il tocco di Marchetto: il Maestro dietro il Miracolo
C’è un filo invisibile, ma d’acciaio, che lega la pista di Torino a quella di Milano. Porta il nome di Maurizio Marchetto. Il Direttore Tecnico azzurro si conferma l’architetto supremo del ghiaccio italiano: c’era lui dietro il “trio delle meraviglie” del 2006 e c’è ancora lui oggi, a guidare una Nazionale che ha saputo trasformare il talento individuale in una macchina collettiva perfetta.
Sotto la sua egida, l’Italia ha costruito una mentalità vincente che non teme i giganti. La vittoria di oggi è il coronamento di un quadriennio magistrale, che aveva già visto questo gruppo conquistare il titolo mondiale nel 2024 e quello europeo all’inizio di quest’anno. Mancava solo l’alloro più pesante, quello a Cinque Cerchi.
La cronaca della Finale: una rimonta di puro ghiaccio e polmoni
La sfida per l’oro contro gli Stati Uniti è stata un thriller tattico. Alla vigilia, il timore era legato all’esplosività degli americani. Ethan Cepuran, Casey Dawson ed Emery Lehman sono partiti come proiettili, cercando di incendiare il ghiaccio milanese — non particolarmente rapido e dunque nemico dei velocisti puri — per scappare via subito.
Nella fase centrale della gara, gli USA sembravano avere il controllo. Il loro vantaggio è oscillato costantemente intorno ai sei decimi, un margine esiguo ma psicologicamente logorante. Ma l’Italia di Marchetto è una squadra di fondisti prestati alla velocità, atleti capaci di produrre uno sforzo costante mentre gli altri iniziano a boccheggiare.
Il capolavoro è iniziato a sei giri dalla fine. Mentre gli statunitensi perdevano progressivamente brillantezza, appesantiti anche dal doppio impegno semifinale-finale vissuto in poche ore, la locomotiva azzurra ha aumentato la pressione. Decimo dopo decimo, l’Italia ha eroso il gap, operando il sorpasso decisivo nella terzultima tornata. Da quel momento in poi, non c’è stata più gara: gli USA sono letteralmente crollati, mentre Ghiotto, Malfatti e Giovannini volavano verso il traguardo. Il cronometro si è fermato su un netto 3’39”20, lasciando gli avversari a una distanza siderale di 4”51.
Un’edizione da incorniciare: l’Italia padrona del ghiaccio
L’oro del Team Pursuit maschile brilla ancora di più se inserito nel contesto di una spedizione azzurra senza precedenti. I successi di Francesca Lollobrigida (regina dei 3000 e 5000 metri) e il bronzo di Riccardo Lorello nei 5000 avevano già scaldato l’ambiente, ma il titolo a squadre conferisce all’intero movimento una certificazione di salute globale.
La sorpresa di giornata è arrivata però dalla finale per il terzo posto. In un duello serratissimo, la Cina (3’41”38) è riuscita a beffare per soli nove centesimi la corazzata dei Paesi Bassi (3’41”47), lasciando l’Olanda — patria spirituale dello speed skating — clamorosamente fuori dal podio maschile dell’inseguimento.
Risultati Finale Team Pursuit Maschile – Milano 2026
| Posizione | Nazione | Tempo | Distacco |
| 1 | ITALIA | 3’39″20 | ORO |
| 2 | USA | 3’43″71 | +4.51 |
| 3 | CINA | 3’41″38 | Bronzo |
| 4 | OLANDA | 3’41″47 | +0.09 (dal 3°) |
Il significato di un trionfo
Vincere in casa ha un sapore diverso. Lo sa bene Andrea Giovannini, veterano del gruppo, lo sa Michele Malfatti, pilastro di regolarità, e lo sa Davide Ghiotto, l’uomo che ha trasformato la fatica in arte. Questa medaglia d’oro è il manifesto di un’Italia che fatica, progetta e vince. Milano Cortina 2026 ha trovato i suoi eroi del ghiaccio: tre uomini e un Maestro che, vent’anni dopo, hanno dimostrato che la storia non solo si ripete, ma può essere persino più bella.

