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Il verdetto della vigilia parigina sembra già scritto nel marmo: Jannik Sinner, Alexander Zverev e Novak Djokovic compongono il triumvirato dei grandissimi favoriti per il trono del Roland Garros. Con il rebus legato al posizionamento in tabellone del serbo – destinato inevitabilmente a scompaginare le rotte e gli equilibri dei pronostici –, l’attenzione degli analisti si sposta su quella fitta schiera di giocatori capaci di trasformarsi in un incubo a occhi aperti per i big del circuito.

Per mappare il pericolo reale, stabiliamo un confine geometrico: consideriamo “mine vaganti” tutti quei tennisti esclusi dalle prime sedici teste di serie del seeding. Un esercito di outsider di lusso in grado di far saltare il banco ben prima della seconda settimana.

I giovani leoni della fascia 17-32: Fils guida la rivolta, occhio a Jódar

Appena fuori dalla top 16 si muove Arthur Fils, un profilo che definire “sorpresa” è quasi un insulto. Il francese occupa attualmente la quarta posizione nella Race stagionale e possiede lo status di mina vagante solo per mere questioni di tabellone. Fils ha il tennis e la maturità per puntare dritto ai quarti di finale, e pescarlo sulla propria strada nei primi turni rappresenta una mezza condanna per chiunque.

Scendendo leggermente nel seeding, la minaccia più nitida risponde al nome di Rafael Jódar. Il madrileno sta attraversando un momento di forma straripante, certificato dai quarti di finale consecutivi conquistati nei Masters 1000 di Madrid e Roma. Più indietro nelle gerarchie del momento appare invece il brasiliano João Fonseca, fermatosi ai quarti a Montecarlo, ma comunque dotato di un potenziale esplosivo. Nella complicata fascia che va dalla testa di serie numero 25 alla 32, i nomi da bollino rosso sono l’argentino Francisco Cerúndolo e il ceco Jakub Menšík; quest’ultimo, per qualità espresse nel 2026, è un altro talento puro che mal si adatta alla semplice etichetta di guastafeste.

Il fantasma di Tsitsipas e il brivido Berrettini: nobili decaduti fuori dai radar

La vera tensione psicologica del sorteggio, tuttavia, è generata dai campioni rimasti totalmente esclusi dal seeding e nascosti nel mare magnum del tabellone principale. Il nome più altisonante è senza dubbio quello di Stefanos Tsitsipas. Il greco, già finalista all’ombra della Torre Eiffel, vive un periodo di profonda crisi tecnica e di classifica. Senza alcuna protezione nei primi turni, Tsitsipas potrebbe incrociare la strada di Jannik Sinner già all’esordio, dando vita a un primo turno drammatico.

Insieme all’ellenico, viaggiano a fari spenti specialisti del calibro del polacco Hubert Hurkacz, della promessa spagnola Martín Landaluce e di un Matteo Berrettini sempre pronto a ruggire se supportato dalla tenuta fisica. L’elenco dei giocatori “scomodi” è lunghissimo: dai bombardieri Gabriel Diallo, Denis Shapovalov e Giovanni Mpetshi Perricard (quest’ultimo letale soprattutto su superfici più rapide), fino all’ex campione Slam Marin Čilić. Sulla terra battuta, però, attenzione soprattutto alla solidità del tedesco Daniel Altmaier e alle geometrie del giovane croato Dino Prižmić.

L’ultimo ballo sul Philippe Chatrier: la carica dei veterani

Il Roland Garros è anche il torneo del cuore e della memoria, e il 2026 potrebbe regalare gli ultimi sprazzi di genialità di una generazione d’oro. Stan Wawrinka, agganciatosi al tabellone principale in extremis, evoca sempre dolci ricordi parigini, così come la pattuglia spagnola composta da Roberto Bautista Agut e da un Pablo Carreño Busta ormai prossimo al passo d’addio.

Il re indiscusso del pathos parigino resta però Gaël Monfils. Il francese cerca l’ultimo grande show della carriera davanti al proprio pubblico, sognando di infiammare nuovamente il Court Philippe Chatrier con quelle rimonte impossibili e quelle atmosfere incendiarie che solo lui sa generare. Chiedere informazioni a Sebastián Báez per capire cosa significhi sopravvivere alla torcida transalpina quando “Lamonf” decide di accendere la magia.