Fonte: Instagram: ciclismo_appassionati https://www.instagram.com/p/DWzCnbMjLE-/

ARCO DI TRENTO – Il ciclismo sa essere uno sport cinico, capace di polverizzare in pochi istanti la bellezza costruita in ore di fatica. Lo ha imparato sulla propria pelle Lorenzo Finn, la cui avventura al Tour of the Alps 2026 si è infranta contro l’asfalto della Val Venosta, appena due chilometri dopo il via della terza frazione. Quello che doveva essere il giorno della conferma, dopo le scintille mostrate a Val Martello, si è trasformato nel giorno del dolore e del ritiro forzato.

Caos a Laces: lo stop che gela la corsa

La partenza da Latsch/Laces sembrava il preludio a una giornata di grande ciclismo d’altura, ma la cronaca ha preso il sopravvento sulla tattica quasi immediatamente. Una maxi-caduta ha squarciato il gruppo nelle primissime fasi, trasformando la sede stradale in un tappeto di telai in carbonio e divise strappate. La gravità dell’incidente ha costretto la direzione di corsa a una decisione drastica: neutralizzazione totale e stop forzato di venti minuti per permettere ai soccorsi di raggiungere i corridori più malconci.

In quel silenzio surreale, rotto solo dalle sirene delle ambulanze, è maturata la notizia che il pubblico italiano non avrebbe voluto sentire: Lorenzo Finn non sarebbe ripartito. Insieme a lui, il bollettino di guerra ha registrato i nomi di Howson, Federspiel, Nespoli, Langellotti ed Engelhardt, a testimonianza di un impatto tanto violento quanto democratico nella sua sfortuna.

Dal sogno di ieri al verdetto dell’auto medica

L’amarezza per l’uscita di scena di Finn è direttamente proporzionale a quanto il ligure aveva messo in mostra soltanto ventiquattr’ore prima. Nella scalata verso Val Martello, il giovane azzurro aveva agito da vero e proprio “luogotenente d’autore” per Giulio Pellizzari.

Non era stato solo un sesto posto di prestigio, ma una prova di forza mentale: Finn aveva scortato il capitano, protetto la sua maglia di leader e rilanciato l’azione nei momenti critici. Una maturità tattica che aveva acceso i riflettori su di lui in ottica futura. Vederlo salire mestamente sull’auto medica, anziché vederlo scattare verso Arco di Trento, è un colpo durissimo per le ambizioni della spedizione azzurra in questa corsa.

Incognita infortuni: i rischi per il resto della stagione

Mentre per Lorenzo Nespoli le prime indiscrezioni Rai parlano di una sospetta frattura al gomito e per Felix Engelhardt si temono conseguenze serie, la situazione clinica di Finn resta avvolta da un cauto riserbo. Le dinamiche della caduta suggeriscono un trauma che richiederà accertamenti approfonditi nelle prossime ore.

Per Lorenzo, il 2026 è l’anno del definitivo salto di qualità e un infortunio in questa fase della stagione potrebbe compromettere i programmi di avvicinamento ai grandi appuntamenti estivi. Il Tour of the Alps perde uno dei suoi volti più freschi, ma l’augurio di tutto l’ambiente è che questo “stop” sia solo un capitolo sfortunato di una storia ancora tutta da scrivere. Pellizzari, ora orfano del suo braccio destro, dovrà difendere la maglia di leader con un uomo in meno e un peso in più sul cuore.