ARCO – Il ciclismo, a volte, è un gioco di precisione e memoria. A quarantotto ore dalla beffa subita nella tappa inaugurale, Tom Pidcock ha pareggiato i conti con il destino e con i suoi avversari. Sul traguardo di Arco, il fuoriclasse britannico della Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team ha messo la firma sulla terza frazione del Tour of the Alps 2026, piegando nello sprint finale quel Tommaso Dati che lo aveva sorpreso lunedì. Una vittoria d’autore, arrivata al termine di una giornata nervosa, iniziata sotto il segno della paura e conclusa con un’esplosione di classe pura.
Caos in avvio: la neutralizzazione e il dolore di Finn
La cronaca della giornata non può prescindere da quanto accaduto nei primi chilometri. Una maxi-caduta, che ha visto coinvolti circa trenta corridori, ha costretto la direzione di gara a una neutralizzazione di venti minuti. L’asfalto ha presentato un conto salatissimo soprattutto a Lorenzo Finn: il giovane talento della Red Bull-Bora-hansgrohe, tra i più brillanti nelle prime battute del Tour, è stato costretto alla resa e al trasporto in ospedale. Un ritiro amaro che priva la corsa di uno dei suoi prospetti più attesi e il leader Pellizzari di un supporto fondamentale.
Il braccio di ferro: Oomen e Rafferty contro il gruppo
Ripartiti dopo lo shock iniziale, la corsa è vissuta sul tentativo di fuga di Sam Oomen (Lidl-Trek) e Darre Rafferty (EF Education-EasyPost). La coppia ha navigato con un vantaggio massimo di due minuti, una dote gestita con saggezza dal gruppo dei migliori. Sotto la spinta delle squadre degli uomini di classifica, l’avventura dei battistrada si è esaurita a soli 4 chilometri dal traguardo, quando il fiato dei velocisti resistenti ha iniziato a farsi sentire sul collo dei fuggitivi.
Il capolavoro tattico: la curva fatale di “Pidders”
Mentre molti attendevano attacchi risolutori sulle ultime rampe, il finale si è trasformato in una partita a scacchi ad altissima velocità. A decidere la contesa è stata la straordinaria abilità di guida di Pidcock. Il britannico ha interpretato l’ultima curva “alla sua maniera”: una traiettoria millimetrica che gli ha permesso di guadagnare quei metri necessari a lanciare uno sprint prepotente e imparabile.
Alle sue spalle, Tommaso Dati (Team UKYO) ha confermato una condizione eccezionale cogliendo una piazza d’onore che sa di consacrazione, mentre il podio è stato completato da un Egan Bernal (INEOS Grenadiers) sempre più solido. Ottimo quarto posto per l’italiano Luca Paletti, che ha tenuto testa ai giganti del World Tour.
Pellizzari in Verde: difesa d’acciaio
Nonostante i brividi della caduta e le accelerazioni finali, la classifica generale non subisce scossoni ai vertici. Giulio Pellizzari conserva con autorità la maglia verde di leader. Il marchigiano ha gestito con maturità le fasi calde della corsa, dimostrando di avere le gambe e la testa per difendere il primato fino all’ultimo chilometro di questo Tour of the Alps. Domani lo attende un’altra prova del fuoco, ma con un Pidcock così ritrovato, lo spettacolo è assicurato.
Ordine d’Arrivo 3ª Tappa: Laces – Arco
| Pos. | Corridore | Squadra | Tempo |
| 1 | Tom Pidcock | Pinarello Q36.5 | – |
| 2 | Tommaso Dati | Team UKYO | s.t. |
| 3 | Egan Bernal | INEOS Grenadiers | s.t. |
| 4 | Luca Paletti | Bardiani CSF | s.t. |

